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Voler salvare Sasuke… disperatamente

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Capitolo 296. Dopo che Orochimaru ha osato apostrofare Sasuke come il “suo”, Naruto perde il controllo e finisce col trasformarsi in un omuncolo-nero-simil-Kyuubi, seminando morte e devastazione tutto intorno a se. Kabuto osserva ammirato la trasformazione: “Guarda che roba… Immagino che debba voler salvare Sasuke disperatamente, per ridursi in questo modo”. Sakura riflette su come Naruto le aveva promesso che lo avrebbe riportato indietro a tutti i costi. Poi Kabuto aggiunge una perla rara: “In questo momento non è nemmeno cosciente…”

In poche parole il desiderio di Naruto di riportare indietro l’amico è talmente radicato da trovarsi nel suo inconscio e muoverlo anche quando è incosciente. Per dirla con Sasuke questa volta è il “suo corpo che si muove da solo“.

Fonte: Naruto 296


Boruto: Naruto the Movie

Il 7 agosto 2015 è uscito nelle sale giapponesi l’ultimo, e speriamo conclusivo, film di Naruto dedicato alla “nuova generazione”. Questa volta, a differenza di quella montagna di sterco coperta di Nutella che era The Last, a curare la sceneggiatura c’era lo stesso Kishimoto, che si è infine dichiarato estasiato dal risultato e molto contento di poter concludere così tutta la serie, non mancando di inserire le sue solite SasuNaru-tate (d’altronde ne parlerei se non ce ne fossero state?)

Come ormai molti sapranno il film è stato anche un successo al botteghino, oltre che il migliore della serie di film su Naruto, guadagnando circa 20 milioni di dollari.

Ma sarà stato anche il più bello? Scopriamolo insieme…

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Sicuramente un merito, rispetto ai precedenti film, è che questa volta il sapore del tutto non sa di riempitivo, ma di parte integrante della storia principale, tant’è che si ritiene che il film rientri nel canone della narrazione originale. Ciononostante di per se la trama è alquanto sconclusionata, ma soprattutto totalmente sbilanciata.

La storia comincia infatti con il trio Boruto, Sarada e Mitsuki, che si allenano in vista degli esami per diventare Chunin, sfruttando l’occasione per raccontarci che cosa stia succedendo nel frattempo a Konoha. Così mentre i ragazzi stanno a rincorrere un finto-panda-orso, vediamo la desolazione della vita famigliare di Narutello che fa partecipare un clone all’insulso compleanno della sua insulsa figlia…

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Mentre lui è sommerso di inutili scartoffie nel suo inutilissimo ufficio…

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… solo quando c’è qualcuno che lo osserva, ovviamente.

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Sottolineo l’inutilità di tutta la cosa dal momento che alla fine del manga siamo stati ragguagliati su come la pace trionfi sovrana e non ci siano nemmeno più conflitti tra i vari villaggi dei ninja. Tolto il fatto che i villaggi rispondevano ai rispettivi signori feudali, per cui si dovrebbe supporre che in realtà non ci siano più conflitti tra le varie Nazioni, fatto sta che non essendoci più particolari nemici da combattere riesce davvero difficile immaginare che cosa abbia da fare Naruto di così urgente, da non poter passare un ora a casa per il compleanno della figlia.

Ah, ora che Shikamaru è andato via torniamo a fare un pisolino…

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La cosa assume connotati ancora più comici se consideriamo quanto rappresentato dalla mini-storia seguita alla storia principale, dove Naruto correva come una volpe dal suo falco Sasuke non appena questi ne abbisognasse: qui la situazione è più o meno la medesima.

Morale della favola Boruto è mortalmente frustrato dal fatto che il padre non abbia un minuto da dedicargli e che sia così tanto preso dal fare l’hokage.

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Ehi Naruto! Ma c’è una foto sulla tua scrivania! Beh dai Boruto, vedi che alla famiglia ci tiene un pochino e almeno vi ha sempre davanti mentre lavora…

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Ehi! Ma quello non è il Team 7?!

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Eh sì! E’ proprio il Team 7, altroché la sua amata famiglia. Siamo messi bene…

Comunque sia andiamo avanti e non prestiamo attenzione alle frecciatine del demonio-Kishimoto: Boruto, volendo diventare più forte, viene avvicinato da un losco scienziato che gli propone una via “scientifica” più facile e veloce per ottenere il potere, anziché allenarsi duramente. Una roba, in somma, da Unione Sovietica.

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Come nei peggiori stereotipi, lo “scienziato” non ha alcun interesse di beneficenza, ma è solo ansioso di filmare e monetizzare i propri risultati, per cui perseguita Boruto come un’ombra, nella speranza di immortalare con una telecamera i successi della sua invenzione, un accrocchio che permette di lanciare jutsu di qualunque tipo di chakra, immagazzinandolo in una specie di papiri: un po’ come quando a D&D fate preparare un paio di pergamene allo stregone.

Mentre avvengono tutte queste delizie, il nostro buon Sasuke torna in città, diventando per un breve (e decontestualizzato) periodo maestro di Boruto e scoprendo dei nuovi nemici collegati a Kaguya…. E già qui le palle ci rotolano come BB8. Costoro avrebbero voluto rubare un frutto di chakra alla Madre di Ogni Cosa, che per tale motivo stava ammassando un Esercito del Piacere; per combattere due scemotti sotto steroidi…

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Proseguiamo: questa trama segreta è contenuta dentro una pergamena che va decifrata tipo hard disk criptato e nel frattanto hanno inizio gli esami dei chunin, di cui non potrebbe fregarcene di meno, soprattutto se consideriamo che Boruto sta barando a tutto spiano e nessuno se ne accorge fino alla scontro finale, quando papà Naruto nota la scorrettezza e decide, in stile perfettamente giapponese, di mortificare il figlio pubblicamente, togliendogli ogni diritto e dignità e facendogli capire che lo ha deluso ed umiliato per l’eternità sempiterna.

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Prima che il castigo possa proseguire e assumere più tragiche forme, compaiono i due turbo-nemici sotto steroidi che attaccano il Villaggio dei Grattacieli.

A circa due terzi dall’inizio la trama finalmente diventa interessante e per una specie di principio di Pareto, l’80% delle cose interessanti si concentra nel 20% del film.

Naruto e Sasuke affrontano Momoshiki Ōtsutsuki, che ha il byakugan e una specie di rinnegan in una mano e vuole impadronirsi del chakra di Kurama. Questo scontro dà occasione alla generazione di un nuovo sasunaru-zord col quale i due eroi proteggono Boruto, Sarada e tutti gli altri.

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Purtroppo però gli attacchi del nemico sono troppo potenti e Naruto deve “sacrificarsi” trasportando altrove la battaglia e affidando al suo fido Sasuke la cura di tutti.

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Detto fatto Naruto si dissolve nel nulla, lasciando incolume il Villaggio dei Grattacieli e solo un po’ feriti i suoi abitanti, tra cui la nostra dolcissima e amatissima Hinata-chan ♠

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Boruto è disperato, sia per il tradimento che sente di aver commesso nei confronti del padre, sia perché costui sembra sparito nel nulla. Nel cuore della notte raggiunge il suo ufficio e qui viene affiancato da Sasuke, che gli spiega come una volta Naruto era un totale perdente, incapace di fare alcunché e come lui non dovrebbe giudicarlo per come è diventato adesso, ma per come era una volta. Lui, a differenza del padre, ha comunque dei genitori su cui poter contare, anche se non hanno modo di dedicargli tutto il proprio tempo, mentre Naruto non aveva assolutamente nessuno.

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Comunque bando alle ciance, perché Sasuke sente che Naruto è ancora vivo, riesce a percepire il suo chakra nonostante illimitate distanze…

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near far wherever you are …

Non tutte le speranze sono perdute e Sasuke apre un portale attraverso cui pochi potranno passare, per raggiungere Naruto, salvarlo e distruggere l’ennesimo turbo-nemico finale. Poco prima di imboccare la strada della battaglia, Sasuke consegna a Boruto il suo copri-fronte (quello sfregiato che gli apparteneva e che Naruto aveva conservato, dopo che aveva abbandonato Konoha — e che sarebbe dovuto essere stato distrutto dall’attacco di Pain, a meno che Naruto non lo tenesse sempre con se)

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In questo modo, tramite una simbologia kitsch come riesce solo a Kishimoto, Boruto diventa in qualche modo allegorico il figlio di Naruto e Sasuke. Alé!

L’allegro gruppetto sopraggiunge nel luogo dello scontro finale del manga, quello in cui Naruto e Sasuke hanno giaciuto una notte insieme, e dove adesso Momoshiki sta prosciugando il chakra del nostro protagonista.

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Inizia la battaglia: botte, contro-botte, botte a tutta birra. Naruto e Sasuke hanno modo di dar vita all’ennesimo sasunaru-zord

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…dopo un romantico salvataggio in volo…

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… preceduto da uno medesimo, a parti invertite, poco prima…

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Il nemico sembra molto potente e la capacità di assorbire chakra mette in difficoltà anche il SasuNaru-zord che si dissolve, lasciando cadere i nostri due eroi.

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Ma niente paura, perché alla fine comunque l’avranno vinta, con Sasuke che sfrutterà il rasengan di Boruto, debitamente potenziato da Naruto.

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E mentre il super-mega-turbo-attacco viene sferrato, scorrono vari ricordi del nostro protagonista e di noi spettatori, tra i quali anche i nostri preferiti.

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La battaglia si conclude e Naruto e Sasuke possono prendersi finalmente un minuto di riposo, uno accanto all’altro.

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Tutto bene quel che finisce bene e l’allegra compagnia può tornarsene finalmente a Konoha, sperando che tutti i nemici siano stati sconfitti, mentre Naruto perdona il figlio dichiarando che finalmente ha intrapreso la vera strada del ninja, che non accetta compromessi ed esige massimo impegno e grandissima serenità, oltre che qualche vecchio Saggio che torni in vita per donarti tutti i poteri del cosmo oltre che risvegliare qualche super-occhio.

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A memoria della battaglia nella casa di Naruto viene aggiunta una nuova simpatica foto, con Boruto ed i suoi “nuovi” genitori adottivi.

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Anche Sasuke fa ritorno a casa, si spera per almeno un po’, facendo così felice Sakura, nonostante adesso debbano vivere in un micragnoso appartamento, dopo che la moglie ha devastato la loro lussuosa abitazione.

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Per questo probabilmente la faccia di Sasuke è sempre così… giù di corda.

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Titoli di coda e al nostro allegro gruppetto sorge un ultimo atroce dubbio: chi saranno i genitori di Mitsuki? Guardatelo bene…

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Ma ovviamente Orochimaru! Sarada è perplessa: è tua madre o tuo padre?! Sarada, brutta stronza, ma come ti permetti? Mitsuki però la prende bene e se la ride: scegliete voi! Scegliete voi?! Ma che stiamo sentendo? E i capelli bianchi sarebbero perché lo ha prodotto con… Kabuto?!

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Comunque sia non poniamoci altre domande, perché se non altro Orosaiwa bada costantemente a suo figlio, a differenza degli altri miserabili genitori.

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Voto in conclusione: appena sufficiente.

Il film non è brutto, sicuramente al di sopra di tutte le precedenti uscite, ma cinematograficamente parlando non è granché.

La trama è troppo sbilanciata e poco omogenea, con troppo tempo dedicato agli esami degli chunin che comunque risultano marginali ai fini della narrazione. In secondo luogo il nemico è troppo arrangiato e privo di significato; si sente che Kishimoto voleva far combattere sia Naruto che Sasuke, ma doveva allo stesso tempo coinvolgerli in un combattimento con un nemico che fosse all’altezza. Purtroppo però è un genere di nemico che non può comparire per cinque minuti e farci credere di essere così potente e importante da poter mettere in difficoltà i due eroi, e tanto meno Kaguya.

Ci sono però anche delle cose positive: anzitutto questo sembra un finale più degno di quello che ha avuto il manga. Abbiamo il tempo di assaporare finalmente la ritrovata amicizia tra Naruto e Sasuke e vederli combattere insieme, in perfetta sintonia, non può che commuovere. Viene dato anche un po’ di spazio per costruire il loro se maturo, e dargli un senso, per quanto resti dell’opinione che questo cambiamento sia un po’ forzato e inappropriato.

Infine ci sono le immancabili frecciatine del demonio-Kishimoto, che sembra ribadire come comunque, nonostante tutto, la sua coppia preferita siano Naruto e Sasuke. Tolta la relazione romantica tra Boruto e Sarada, dove quest’ultimo dichiara di cedere a lei il passo come futura hokage, mentre egli la proteggerà…

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Ci sono anche tutte le spassose situazioni da SasuNaru-zord (qui due volte, per bilanciare il NaruHina-zord del penultimo film?), oltre al fatto che Boruto viene trasformato filosoficamente in una specie di somma unione di Naruto e Sasuke, che fondono in lui non solo le proprie conoscenze, ma anche i propri poteri. La ciliegina sulla torta è il fatto che perfino Orochimaru ha un figlio (non si sa con chi, ma Kabuto è un ottimo candidato per un bel mpreg!), rendendo in qualche modo grottesco il fatto che alla fine di Naruto TUTTI abbiano avuto un figlio, persino quel turbo-frocio di Sai. Che sia un modo come un altro per deridere, da parte di Kishimoto, questa scelta obbligata?

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Kishimoto e l’omosessualità

“Il mondo non è diviso in pecore e capre. Non tutte le cose sono bianche o nere. È fondamentale nella tassonomia che la natura raramente ha a che fare con categorie discrete. Soltanto la mente umana inventa categorie e cerca di forzare i fatti in gabbie distinte. Il mondo vivente è un continuum in ogni suo aspetto. Prima apprenderemo questo a proposito del comportamento sessuale umano, prima arriveremo ad una profonda comprensione delle realtà del sesso.”

Alfred Charles Kinsey (1894 – 1956), Il comportamento sessuale nel maschio umano

Kishimoto è gay? Questa è una delle più comuni ricerche (ebbene sì, purtroppo), a proposito dell’autore, che circolano on-line, fin quasi dagli albori di Naruto. Sul web se ne trovano di tutti i colori: alcuni ne sono certi, altri paventano interviste in cui Kishimoto avrebbe detto di essere un sostenitore del SasuNaru, oppure che avrebbe concluso con la coppia Naruto e Sasuke il manga o che avrebbe lasciato un finale aperto facendo intendere come sarebbe proseguita, altri ancora affermano che il rapporto tra Naruto e Sasuke sia costruito sulla scia del rapporto che aveva con un suo amico di infanzia, che amava tanto e con cui avrebbe voluto vivere queste avventure, più spesso ancora si sente dire che da piccolo Kishimoto fosse bistrattato dalle ragazzine, poi che il fratello gemello Seishi scriva fumetti su rapporti incestuosi tra fratelli, e via discorrendo.

Nessuna di queste cose è vera (o per lo meno non ho trovato prova alcuna — chi ne avesse ben venga) e in generale l’unica risposta sensata che si possa dare a questa domanda è che non lo sappiamo. Ma non solo: forse dovremmo anche dire che non ce ne frega niente, perché non ha senso che ce ne freghi. Ma il fatto che così non sia, sebbene non dica nulla sul nostro buon Masashi Kishimoto, la dice lunga su come la pensino i suoi appassionati.

Ma procediamo con ordine e poniamo anzitutto un po’ di paletti. Per chi ancora non lo sapesse Kishimoto è sposato ed ha anche dei figli; la notizia ha avuto modo di annunciarla nella copertina del 38esimo volume del manga.

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Sulla costoletta c’è un’immagine che tipicamente rappresenta qualcosa che fa l’autore, in questo caso due persone che si sposano all’occidentale. Sotto nel commento l’autore dice come è ancora inebriato dai festeggiamenti e dalla felicità dell’evento. Una cosa che personalmente mi fa piacere è che per annunciare il lieto evento abbia scelto proprio questa copertina, con soli Sasuke e Naruto, ciascuno con lo sguardo volto verso l’alto, come a dire che si pensano a vicenda (mettendo in primo piano il suo preferito, ovviamente!).

Non ha scelto una copertina di battaglia o di scontro, come possono essere numerose altre (anzi come è la maggior parte delle copertine), ma una copertina introspettiva con solo loro due — mi piace immaginare che così in qualche modo la letizia della sua vita si trasferisca al bello che c’è tra i suoi personaggi preferiti. Questo dovrebbe fare di Kishimoto un gay?

Per molte persone il fatto che lui sia sposato e abbia dei bambini, quindi non sia omosessuale nel termine più stretto del termine, significa che lui sia un eterodonte e che per questo non potrebbe aver mai scritto una storia tra due uomini. Altri invece vogliono additarlo come bisessuale o qualcosa del genere, nel tentativo di spiegare il perché di certe uscite.

Personalmente non mi interessa approfondire questo argomento, l’unica cosa di cui sono felice è che non sia un eterodonte — per il resto entrambe le fazioni si sbagliano.

Cosa deve avere un uomo per piacerti? Sicuramente non si deve voltare a guardare gli altri uomini!

Cosa deve avere un uomo per piacerti? – Sicuramente non si deve voltare a guardare gli altri uomini!

Kishimoto ha indubbiamente dimostrato, durante tutta la sua opera, una certa simpatia verso “l’amore tra uomini”, per dirla con Hagakure, a partire dalla storia di Haku e Zabusa. Non dico neanche dell’accidentale bacio tra Naruto e Sasuke, che in fin dei conti poteva restare una semplice gag comica, perché non c’era nulla di rischioso o innovativo nel farlo. Gli shonen sono difatti pieni di queste cose, vuoi perché le situazioni gay tra etero fanno sempre ridere, vuoi per strizzare l’occhio a noi fanatiche fangirl, e queste cose a pieno titolo si chiamano fanservice.

Come per esempio qui…

Shun e Hyoga

… ma anche qui…

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… o ancora peggio qui (situazione davvero incommentabile)…

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Raccontare invece la storia di un ragazzo (eh sì, Haku è un ragazzo, benché qualcuno abbia l’omofobia di dubitarne) che riconosce in un uomo la persona più importante della sua vita, che ama e per la quale morirebbe, è un azzardo, specialmente in uno shonen, e se un autore lo fa non è di certo perché già sa che così farà punti presso il pubblico femminile (laddove potrebbe perderne di più presso quello maschile).

Capitolo 33

Capitolo 33

Ma Kishimoto si spinge anche oltre, e crea un parallelismo tra Haku e Zabusa ed i due protagonisti, legandoli a doppio filo: la prima volta con la storia della persona importante, quando Haku intuisce che anche Naruto ha qualcuno di importante per cui lottare, la seconda volta moltissimi capitoli dopo quando è Naruto a dire che “mentre guardavo Haku e Zabusa, mi sentivo come loro” (capitolo 524).

Non si trattava quindi di una storia fine a se stessa, ma una vicenda che diventa in qualche modo cruciale nella trama e come asse portante ha la relazione d’amore tra due uomini.

Ma non è questa l’occasione per approfondire il tema sasunaru-toso e andiamo avanti.

A seguire arriva a ruota Orochimaru, l’incarnazione della frocezza per antonomasia: le battute sul suo conto si sprecano, tra serpenti che escono da ogni parte, rotoli che ingoia per intero, morsi a minorenni, corpi da possedere, esperimenti su giovani guerrieri e bambine incapaci di distinguere se potrebbe trattarsi di uomo o donna.

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Ma anche in questo caso Kishimoto riesce a non essere caricaturale, tant’è che Orochimaru resta probabilmente uno dei suoi antagonisti meglio riusciti fino alla fine.

Orochimaru gli serve anche per stabilire un altro parallelismo, stavolta tra lui e Jiraiya da una parte e Naruto e Sasuke dall’altra, quando l’Eremita Pervertito spiega al nostro protagonista che lui si trovò in una situazione simile alla sua, quando dovette confrontarsi con Orochimaru e capire che non c’era verso di riportarlo indietro. Naruto per tutta risposta, ribatte che non ci pensa nemmeno a mollare Sasuke, anche se dovesse vivere come uno stupido.

Poi c’è Sai, che tra il suo abbigliamento “sailor”, le dichiarazioni accidentali di amore e la propensione a fare commenti sul pene altrui, finisce anche, seppure involontariamente, protagonista di un momento (questa volta puro fanservice) assolutamente gay.

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Ancora una volta l’imputato è Kishimoto ed è chiaro che trattare situazioni omosessuali né lo imbarazza, né lo preoccupa eccessivamente. Non per nulla gli appassionati se ne sono accorti e se cercate “shonen gay moments” su Google, è facile rendersi conto chi è che spopola e non a caso.

Chiaramente non tutte sono gag e bisogna distinguere tra i momenti fatti tanto per ridere, come quello suddetto, oppure l’uccello di Itachi che si ficca nella bocca di Naruto, o un viscido rospo che sempre il protagonista è costretto ad ingoiare e i momenti seri come quello tra Haku e Zabusa, oppure il rapporto tra Kimmaru e Orochimaru o, dulcis in fundo, quello tra Naruto e Sasuke.

Non fraintendetemi, con questo non voglio discutere sul rapporto tra Naruto e Sasuke, ma semplicemente rispondere a quegli innumerevoli che ancora si domandano circa l’opinione che ha Kishimoto dell’omosessualità. Da questi pochi esempi, e gli altri innumerevoli che si possono trovare in tutto il manga, è chiaro che non gli è un tema estraneo e nemmeno lo disprezza.

Di contro c’è sempre chi ci tiene a specificare anche una certa omofobia da parte di Naruto, come se chi fosse gay dovesse accettare a prescindere qualunque advance o ancora peggio situazione “gay”, come se non esistessero “gay repressi” e quelli che per mascherare le proprie tendenze esagerano quelle opposte; dimenticandoci infine, se tanto mi dà tanto, che Naruto d’altro canto non pare manco molto interessato nelle donne (capitolo 150).

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Questo naturalmente non prova nulla, se non che Kishimoto, per quanto riguarda questo aspetto della sessualità, ha fatto molto più della maggior parte dei mangaka autori di shonen, dando largo spazio a caratterizzazione, differenziazione e sfaccettatamento dei propri personaggi.

Quindi Kishimoto è gay? Penso di no. Ha scritto su personaggi gay? Sì. Magari non nella nostra concezione Occidentale di omosessualità (con tutti i relativi conflitti e problematiche), ma sicuramente nel pieno della visione che ne ha la cultura giapponese. A dispetto di quello che pensano taluni ignoranti, per scrivere dell’omosessualità non c’è bisogno di essere omosessuali, esattamente come per difendere i diritti degli animali non bisogna essere un animale, ecco perché sostanzialmente tutta questa dissertazione è tanto effimera quanto perniciosa.

Purtroppo è anche contingente, dal momento che molti appassionati guardano ai gusti sessuali dell’autore per tentare di giustificare talune scelte, piuttosto che altre all’interno del manga. C’è chi dice, per esempio, che Kishimoto abbia deciso di dare a Naruto dei figli, perché egli stesso ne ha avuti; mentre altri affermano che non avrebbe mai potuto scrivere su un rapporto amoroso tra Naruto e Sasuke in quanto egli stesso non è gay, se non altro perché sposato.

Entrambe le parti che affermano queste cose sbagliano: il finale non è stato scelto per questo motivo, perché se era l’amore per i figli che Kishimoto voleva incarnare, di certo non lo avrebbe fatto dipingendo proprio Naruto come un padre assenteista; d’altro canto, che ci piaccia o meno, quella tra Naruto e Sasuke è proprio una storia d’amore, è per scriverla quello che serve non è l’omosessualità ma un minimo di sensibilità.


[SPECIALE] Naruto Kindergarten – parte VII

Capitolo 7: La famiglia? Cos’è la famiglia?! Eh? Hm?

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Al covo dei Cipollotti, Sakura apprende che sono tutti cloni, fratelli del Cipollotto Supremo, che li utilizza come ricambi-auto. Poi comincia una lunga discussione sul senso della famiglia e tutto il resto.

Nel frattempo Yamato, strafatto di crack e a mala pena simile ad un essere umano, rivela all’allegro gruppetto che forse colui che sa tutto è Orochimaru e abbisogna andare a trovarlo! Detto fatto si trovano nel suo covo, dove Orosaiwa li accoglie in vestaglia e ciabatte, più giovane e fresco che mai.

Comincia un dialogo che all’incirca si svolge così.

Orochimaru: “Oh porco me! Non avrei mai detto che mi avresti fatto di nuovo vista di tua sponte… Sasuke-kun!”

Appena ode nominare il suo falco Naruto si sente chiamato in causa: “Orochimaru! Come hai fatto a diventare così giovane?!” (Non sia mai che a Sasuke piacciano quelli più giovani!)

Orochimaru: “Perché io sono io!” e qui la scena diventa ad un tratto bianco e nera e si sente un flauto cinese: “Comunque non attanagliare la tua testolina con questa inezie, piuttosto di chi mai saranno queste bambine?!”

In effetti ce lo domandiamo anche noi! Chocho nel frattempo, col suo nome da fiocchi d’avena, si chiede se magari Orosaiwa potrebbe essere un suo genitore, madre o padre che dir si voglia.

Sasuke: “I tuoi sottoposti hanno tentato di uccidere mia…. figlia….. e mia…. moglie….”

Suigetsu, che finora è stato zitto, vorrebbe chiedere a questo punto come abbiano fatto lui e Naruto ad avere una figlia, ma Orosaiwa decide di condurli in un altra stanza: la stanza della “clonazione”. Nel frattempo Sarada chiede a Suigetsu delucidazioni su Karin: chi è questa donna? Potrebbe essere mia madre? Suigetsu è confuso: non era Naruto tua madre?! No, forse no, effettivamente sarebbe strano. Ma ancora più strano che Sasuke abbia una figlia, forse è opera di quella diabolica Karin! Ma senti te che storia! Suigetsu corre allora alla “macchina della prova di paternità” e inserisce dentro dei peli neri ben conservati nella scrivania di Karin (saranno i suoi, di quando era piccola, oppure quelli del gatto di Sasuke) e un tampone dalla bocca di Sarada.

La macchina stantuffa e sbriluccica, mentre il pubblico acclama “gira la ruota – ye – ye”. Chissà quale sarà il risultato!

Ma ovviamente “il prezzo è giusto” fa la Zanicchi “suo padre è Karin! Prego scelga tra questo set di madri, oppure una pelliccia in puro fratello!”

Sarada è sconvolta, non sa cosa sia meglio scegliere. Esce fuori e scoppia in lacrime. Il pubblico applaude.

Intanto Orochimaru conduce il gruppetto alla stanza dei “monitor”.

 

CONTINUA…


Tempo di coppie, coppie nel tempo

Se è vero che le emozioni ed i sentimenti vanno coltivati, indaghiamo nuovamente sulle nostre amate coppiette e scopriamo quanto tempo hanno avuto (o dedicato) i nostri beniamini gli uni con gli altri, perché la pianta di Venere potesse crescere rigogliosa. Prima di lasciarvi al grafico, voglio però snocciolare alcuni pedanti dati. Se qualcuno vi chiedesse quanto tempo nel manga è dedicato a Naruto, per esempio, ovvero in quanti capitoli compare, che cosa direste? Beh, forse vi sorprenderà scoprire che il nostro protagonista occupa appena il 68,6% della storia. Al suo seguito c’è Sasuke con il 48,6% della storia e subito dopo Sakura con il 24,0% di capitoli presenziati. Hinata, con il suo 4,0% ha invece avuto meno spazio di Pain (con il 12,8%, di cui il 5,0% nelle vesti di Nagato) oppure Obito, posizionato ad un favolistico 10,3% (e da questo conteggio è esclusa la sua presenza in veste di Tobi). Kakashi ci ha deliziati per il 29,6% della storia, mentre Orochimaru per il 19,2%, battendo almeno in questo Itachi, che si trova al 15,2%. Infine Jiraiya e la nostra adorata Tsunade se la battono alla pari rispettivamente sul 11,5% e 12,8%.

Tolta questa curiosità arriviamo a noi: senza grande sorpresa salta subito all’occhio come Naruto e Sasuke siano quelli al cui rapporto l’autore ha dedicato più tempo (il 46% del totale). Immediatamente dopo arrivano Naruto e Sakura (il NaruSaku, per chi non lo sapesse) con il 28% e Sasuke e Sakura (SasuSaku, per gli amici) con il 22%. A dispetto della passione dei più la coppia Naruto e Hinata raggiunge a mala pena il 5%, il che la dice lunga su quanto interesse vi abbia riversato il demonio-Kishimoto.

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Aspettando il capitolo 697 – Lungo, lungo, lungo..

Il combattimento finale continua a seminare discordia tra gli appassionati: c’è chi lo voleva più lungo, chi lo voleva più corto, chi più epico, chi con meno trama e via discorrendo. Torno a ribadire che a me non dispiace affatto, anzi ho tanto l’impressione che fosse quello a cui voleva giungere Kishimoto alla fine, solo che per arrivarci ha fatto un colossale pasticcio. L’ultima parte del manga sembra quasi il libro di Mrs Beeton, dove per un capitolo si parla di come imburrare il pane e non si dedica manco una parola alla preparazione del tè. Allo stesso modo abbiamo avuto capitoli su capitoli dedicati a personaggi e vicende marginali, mentre dall’arrivo di Kaguya sembra si sia preso il turbo: decine di cose avviate sono rimaste lì in sospeso, e il tutto è arrivato così rapidamente che si ha il sospetto che qualcuno sia andato a bussare alla porta del nostro caro mangaka, dicendogli che era l’ora della resa dei conti!

Ehi, pronto Kishimoto? Il manga finisce in 30 capitoli, metti il turbo e concludiamo!

Questa è l’unica cosa che mi dispiace realmente, perché l’opera sembra sproporzionata. La vicenda finale è ridotta ad un mero fanalino di coda, rispetto ad altre pomposamente noiose facezie con cui siamo stati deliziati per interi mesi. Questo non significa che avrei voluto 50 capitoli di scontro tra Naruto e Sasuke, per carità, piuttosto avrei preferito degli antefatti un po’ più bilanciati. In generale le conclusioni lunghe le detesto, specialmente quando si tratta della battaglia finale. La battaglia finale deve essere veloce, il suo senso dev’essere nel contenuto, non nella lunghezza, come invece ha fatto Lucas con quella montagna di merda che è lo scontro tra Obi Wan e Anakin.

Per questo il fatto che Kishimoto stia andando rapido non può che farmi piacere, ma allo stesso tempo mi dispiace perché ci siamo arrivati troppo lunghi.

C’è chi voleva vedere più botte, ma andiamo: vogliamo davvero sorbirci altri venti capitoli di super-poteri-insensati e potenziamenti a scoreggia di elefante? Decisamente meglio così, è finalmente il momento della trama, che fino ad adesso è rimasta sotterrata a macerare come la carne di drago prima di un bel pasticcio! Trama la cui tensione viene purtroppo sminuita dall’arrivo imminente di un film da 19 anni dopo. Ancora una volta… Ce n’era bisogno? Almeno non rivelare nulla di niente: né dei personaggi, né degli eventi.

E invece no: ecco Naurtello con uno scialle natalizio…

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E Sasukkia col rinnegan sempre-acceso, che con quegli occhi asimmetrici non te se po’ guarda’….

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Dunque se nessuno dei due muore addio ad ogni speranza per un finale non latte-e-miele, dove il tutto si conclude tra scintillanti unicorni ed arcobaleni a spruzzo. Certo, staremo a vedere, ci sono ancora molte domande e potrebbero essere date altrettante risposte, ma in questi pochi disegni viene rivelato forse anche più di quanto si voleva sapere: Naruto sarà rimasto a Konoha dunque? Sasuke se ne è andato nello stile di Orochimaru? Il gruppetto dei tre protagonisti ha sostituito i tre ninja leggendari?

E poi che senso ha un Naruto coi capelli corti? E’ vero che nella realtà ciascuno se li può tagliare come gli pare, ma è anche vero che in un manga la fisionomia del personaggio è la prima cosa a delinearne l’intelletto: Naruto era un personaggio solare, vivace e scapestrato, per questo niente poteva addirglisi di più di una tuta arancione e di un casco di capelli spettinati. Perfino suo padre sembrava ancora una specie di adulto ribelle, mentre Naruto cosa dovrebbe essere diventato? Un grigio burocrate modaiolo? Di Sasuke non ne parlo nemmeno… Come direbbe padre Pizarro: ma ti sei messo un asciugamano in testa?!

Comunque ormai parlare è superfluo, manca poco alla fine e anche a noi non resta che attendere in religioso silenzio, sperando che il destino-Kishimoto dia a Cesare quel che è di Cesare…