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Kishimoto e l’omosessualità

“Il mondo non è diviso in pecore e capre. Non tutte le cose sono bianche o nere. È fondamentale nella tassonomia che la natura raramente ha a che fare con categorie discrete. Soltanto la mente umana inventa categorie e cerca di forzare i fatti in gabbie distinte. Il mondo vivente è un continuum in ogni suo aspetto. Prima apprenderemo questo a proposito del comportamento sessuale umano, prima arriveremo ad una profonda comprensione delle realtà del sesso.”

Alfred Charles Kinsey (1894 – 1956), Il comportamento sessuale nel maschio umano

Kishimoto è gay? Questa è una delle più comuni ricerche (ebbene sì, purtroppo), a proposito dell’autore, che circolano on-line, fin quasi dagli albori di Naruto. Sul web se ne trovano di tutti i colori: alcuni ne sono certi, altri paventano interviste in cui Kishimoto avrebbe detto di essere un sostenitore del SasuNaru, oppure che avrebbe concluso con la coppia Naruto e Sasuke il manga o che avrebbe lasciato un finale aperto facendo intendere come sarebbe proseguita, altri ancora affermano che il rapporto tra Naruto e Sasuke sia costruito sulla scia del rapporto che aveva con un suo amico di infanzia, che amava tanto e con cui avrebbe voluto vivere queste avventure, più spesso ancora si sente dire che da piccolo Kishimoto fosse bistrattato dalle ragazzine, poi che il fratello gemello Seishi scriva fumetti su rapporti incestuosi tra fratelli, e via discorrendo.

Nessuna di queste cose è vera (o per lo meno non ho trovato prova alcuna — chi ne avesse ben venga) e in generale l’unica risposta sensata che si possa dare a questa domanda è che non lo sappiamo. Ma non solo: forse dovremmo anche dire che non ce ne frega niente, perché non ha senso che ce ne freghi. Ma il fatto che così non sia, sebbene non dica nulla sul nostro buon Masashi Kishimoto, la dice lunga su come la pensino i suoi appassionati.

Ma procediamo con ordine e poniamo anzitutto un po’ di paletti. Per chi ancora non lo sapesse Kishimoto è sposato ed ha anche dei figli; la notizia ha avuto modo di annunciarla nella copertina del 38esimo volume del manga.

Naruto-Manga-Volume-38

Sulla costoletta c’è un’immagine che tipicamente rappresenta qualcosa che fa l’autore, in questo caso due persone che si sposano all’occidentale. Sotto nel commento l’autore dice come è ancora inebriato dai festeggiamenti e dalla felicità dell’evento. Una cosa che personalmente mi fa piacere è che per annunciare il lieto evento abbia scelto proprio questa copertina, con soli Sasuke e Naruto, ciascuno con lo sguardo volto verso l’alto, come a dire che si pensano a vicenda (mettendo in primo piano il suo preferito, ovviamente!).

Non ha scelto una copertina di battaglia o di scontro, come possono essere numerose altre (anzi come è la maggior parte delle copertine), ma una copertina introspettiva con solo loro due — mi piace immaginare che così in qualche modo la letizia della sua vita si trasferisca al bello che c’è tra i suoi personaggi preferiti. Questo dovrebbe fare di Kishimoto un gay?

Per molte persone il fatto che lui sia sposato e abbia dei bambini, quindi non sia omosessuale nel termine più stretto del termine, significa che lui sia un eterodonte e che per questo non potrebbe aver mai scritto una storia tra due uomini. Altri invece vogliono additarlo come bisessuale o qualcosa del genere, nel tentativo di spiegare il perché di certe uscite.

Personalmente non mi interessa approfondire questo argomento, l’unica cosa di cui sono felice è che non sia un eterodonte — per il resto entrambe le fazioni si sbagliano.

Cosa deve avere un uomo per piacerti? Sicuramente non si deve voltare a guardare gli altri uomini!

Cosa deve avere un uomo per piacerti? – Sicuramente non si deve voltare a guardare gli altri uomini!

Kishimoto ha indubbiamente dimostrato, durante tutta la sua opera, una certa simpatia verso “l’amore tra uomini”, per dirla con Hagakure, a partire dalla storia di Haku e Zabusa. Non dico neanche dell’accidentale bacio tra Naruto e Sasuke, che in fin dei conti poteva restare una semplice gag comica, perché non c’era nulla di rischioso o innovativo nel farlo. Gli shonen sono difatti pieni di queste cose, vuoi perché le situazioni gay tra etero fanno sempre ridere, vuoi per strizzare l’occhio a noi fanatiche fangirl, e queste cose a pieno titolo si chiamano fanservice.

Come per esempio qui…

Shun e Hyoga

… ma anche qui…

ryu-ken-piscina

… o ancora peggio qui (situazione davvero incommentabile)…

dragonball

Raccontare invece la storia di un ragazzo (eh sì, Haku è un ragazzo, benché qualcuno abbia l’omofobia di dubitarne) che riconosce in un uomo la persona più importante della sua vita, che ama e per la quale morirebbe, è un azzardo, specialmente in uno shonen, e se un autore lo fa non è di certo perché già sa che così farà punti presso il pubblico femminile (laddove potrebbe perderne di più presso quello maschile).

Capitolo 33

Capitolo 33

Ma Kishimoto si spinge anche oltre, e crea un parallelismo tra Haku e Zabusa ed i due protagonisti, legandoli a doppio filo: la prima volta con la storia della persona importante, quando Haku intuisce che anche Naruto ha qualcuno di importante per cui lottare, la seconda volta moltissimi capitoli dopo quando è Naruto a dire che “mentre guardavo Haku e Zabusa, mi sentivo come loro” (capitolo 524).

Non si trattava quindi di una storia fine a se stessa, ma una vicenda che diventa in qualche modo cruciale nella trama e come asse portante ha la relazione d’amore tra due uomini.

Ma non è questa l’occasione per approfondire il tema sasunaru-toso e andiamo avanti.

A seguire arriva a ruota Orochimaru, l’incarnazione della frocezza per antonomasia: le battute sul suo conto si sprecano, tra serpenti che escono da ogni parte, rotoli che ingoia per intero, morsi a minorenni, corpi da possedere, esperimenti su giovani guerrieri e bambine incapaci di distinguere se potrebbe trattarsi di uomo o donna.

orochimaru

Ma anche in questo caso Kishimoto riesce a non essere caricaturale, tant’è che Orochimaru resta probabilmente uno dei suoi antagonisti meglio riusciti fino alla fine.

Orochimaru gli serve anche per stabilire un altro parallelismo, stavolta tra lui e Jiraiya da una parte e Naruto e Sasuke dall’altra, quando l’Eremita Pervertito spiega al nostro protagonista che lui si trovò in una situazione simile alla sua, quando dovette confrontarsi con Orochimaru e capire che non c’era verso di riportarlo indietro. Naruto per tutta risposta, ribatte che non ci pensa nemmeno a mollare Sasuke, anche se dovesse vivere come uno stupido.

Poi c’è Sai, che tra il suo abbigliamento “sailor”, le dichiarazioni accidentali di amore e la propensione a fare commenti sul pene altrui, finisce anche, seppure involontariamente, protagonista di un momento (questa volta puro fanservice) assolutamente gay.

sasuke-sai

Ancora una volta l’imputato è Kishimoto ed è chiaro che trattare situazioni omosessuali né lo imbarazza, né lo preoccupa eccessivamente. Non per nulla gli appassionati se ne sono accorti e se cercate “shonen gay moments” su Google, è facile rendersi conto chi è che spopola e non a caso.

Chiaramente non tutte sono gag e bisogna distinguere tra i momenti fatti tanto per ridere, come quello suddetto, oppure l’uccello di Itachi che si ficca nella bocca di Naruto, o un viscido rospo che sempre il protagonista è costretto ad ingoiare e i momenti seri come quello tra Haku e Zabusa, oppure il rapporto tra Kimmaru e Orochimaru o, dulcis in fundo, quello tra Naruto e Sasuke.

Non fraintendetemi, con questo non voglio discutere sul rapporto tra Naruto e Sasuke, ma semplicemente rispondere a quegli innumerevoli che ancora si domandano circa l’opinione che ha Kishimoto dell’omosessualità. Da questi pochi esempi, e gli altri innumerevoli che si possono trovare in tutto il manga, è chiaro che non gli è un tema estraneo e nemmeno lo disprezza.

Di contro c’è sempre chi ci tiene a specificare anche una certa omofobia da parte di Naruto, come se chi fosse gay dovesse accettare a prescindere qualunque advance o ancora peggio situazione “gay”, come se non esistessero “gay repressi” e quelli che per mascherare le proprie tendenze esagerano quelle opposte; dimenticandoci infine, se tanto mi dà tanto, che Naruto d’altro canto non pare manco molto interessato nelle donne (capitolo 150).

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Questo naturalmente non prova nulla, se non che Kishimoto, per quanto riguarda questo aspetto della sessualità, ha fatto molto più della maggior parte dei mangaka autori di shonen, dando largo spazio a caratterizzazione, differenziazione e sfaccettatamento dei propri personaggi.

Quindi Kishimoto è gay? Penso di no. Ha scritto su personaggi gay? Sì. Magari non nella nostra concezione Occidentale di omosessualità (con tutti i relativi conflitti e problematiche), ma sicuramente nel pieno della visione che ne ha la cultura giapponese. A dispetto di quello che pensano taluni ignoranti, per scrivere dell’omosessualità non c’è bisogno di essere omosessuali, esattamente come per difendere i diritti degli animali non bisogna essere un animale, ecco perché sostanzialmente tutta questa dissertazione è tanto effimera quanto perniciosa.

Purtroppo è anche contingente, dal momento che molti appassionati guardano ai gusti sessuali dell’autore per tentare di giustificare talune scelte, piuttosto che altre all’interno del manga. C’è chi dice, per esempio, che Kishimoto abbia deciso di dare a Naruto dei figli, perché egli stesso ne ha avuti; mentre altri affermano che non avrebbe mai potuto scrivere su un rapporto amoroso tra Naruto e Sasuke in quanto egli stesso non è gay, se non altro perché sposato.

Entrambe le parti che affermano queste cose sbagliano: il finale non è stato scelto per questo motivo, perché se era l’amore per i figli che Kishimoto voleva incarnare, di certo non lo avrebbe fatto dipingendo proprio Naruto come un padre assenteista; d’altro canto, che ci piaccia o meno, quella tra Naruto e Sasuke è proprio una storia d’amore, è per scriverla quello che serve non è l’omosessualità ma un minimo di sensibilità.

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L’eredità di Naruto e Sasuke

L’amore supremo è, credo io, l’amore segreto. Una volta esternato e condiviso, l’amore sminuisce. Languire tutta la vita per amore, e morire d’amore senza mai invocare il nome dell’amato, o dell’amata, ecco qual è il vero significato dell’amore

Hagakure, Libro II

Dopo quindici anni e 700 capitoli la serie di Naruto è giunta al capolinea, con una conclusione che è la peggiore cosa mai vista dopo… L’apparizione di Obito… Oppure… La redenzione di Obito… O ancora… Il ritorno di Obito. Dico davvero, deludere quando le aspettative sono già così basse è veramente un’impresa notevole. Questo articolo sarà quindi come l’autopsia su un cadavere: sapete che è morto e che farla non cambierà le cose, ma forse aiuterà a capire che cosa lo ha ucciso oppure CHI lo ha ucciso! Ma andiamo con ordine…

Anzitutto, che finale ci aspettavamo?

Prima di andare oltre è bene sottolineare che Naruto è un’opera di fantasia, qualora a qualcuno non fosse chiaro, intrisa quindi anche di un certo simbolismo che deve raccontare in sintesi ciò che è sottinteso e che non merita di essere spiegato. Spesso, in un’opera artistica, una sola immagine rende meglio di un milione di parole. Prendete per esempio la prima scena con cui si apre Guerre Stellari.

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In una sola sublime sequenza capiamo tutto quello che c’è da capire: la ribellione è piccola ed indifesa, l’Impero è potente e implacabile. Questa scena in particolare è diventata in seguito una marchio di fabbrica della saga, svuotandola di tutto il suo significato originale e facendo sospettare che lo stesso Lucas non l’avesse capita, anzi probabilmente se l’avesse compresa si sarebbe battuto per non metterla nel film. Prendete adesso il finale del Titanic, quando Rose muore nel suo letto al calduccio e la telecamere scorre sulle fotografie accanto a lei.

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Questa volta è Cameron che in una sola, semplice sequenza, riesce a raccontarci tutta la sua vita e dimostrarci, senza dover aggiungere parola alcuna, che ha mantenuto quella filosofica promessa estortale da Jack che avrebbe vissuto, avuto tanti bambini e che sarebbe stata felice. E sempre nel Titanic alla fine il capitano applaude per ultimo, non perché è un vecchio scocciato, ma perché il capitano è l’ultimo che abbandona la nave.

Insomma, in un’opera di fantasia alcune cose avvengono non perché delle persone reali le farebbero accadere così, ma perché l’autore vuole raccontarci qualcosa che non merita di essere spiegato a parole.

Detto questo Naruto sarebbe potuto finire in molti modi, non mi interessa adesso ipotizzarne alcuni più plausibili di altri, ma sicuramente quello che tutti quanti si aspettavano erano delle note nel sottotesto che rendessero giustizia ed omaggio ai personaggi, ma anche alla storia in se.

Invece che cosa è stato fatto?

Kishimoto ha esordito preannunciando che il finale sarebbe stato in due splendidi capitoli insieme, altra scelta veramente incomprensibile, per questo il capitolo 699 e il capitolo 700 li considero con piena autorizzazione come un unico capitolo conclusivo… E che capitolo! Cominciamo anzitutto con alcune idee (bacate) di sottofondo, tanto per abituarci al male a piccole dosi.

Konoha viene mostrata alcuni anni dopo nel futuro, alla stregua di una megalopoli che sovrasta la città vecchia, con un progresso tecnologico che manco se avessero costruito la Grande Biblioteca e ottenuto una tecnologia gratis.

konoha-nel-futuro

Tant’è che lo stesso Naruto lo troviamo di fronte ad un Macbook (OS X 10.9 Ninja) che mangia ramen da una scatoletta preconfezionata (immagino che il vecchio negoziaccio del ramen sia stato sostituito da uno sfavillante supermercato). Il Villaggio nascosto tra le foglie dell’albero è diventato il Villaggio nascosto tra i grattacieli.

Ma dopo questa visione da lontano addentriamoci in città e vediamo chi troviamo: Ten-Ten con il suo pulcioso negozio di armi, che già di per se erano inutili nel mondo medievale di Naruto, figuriamoci quanto potranno essere ambite in questo futuro turbo-tecnologico. Tra le varie cose che stanno a prendere polvere ci sono anche le carabattole di Rinculo-Sanin.

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Vabbe’, usciamo scocciati dalla sua bottega senza manco salutarla e vediamo come si sarà evoluta la scuola: nel corpo insegnanti troviamo anzitutto un droide mandato lì dal Ministero della Difesa per sedare gli studenti ribelli!

naruto-classe-1999

Mentre cerchiamo di sfuggire al suo sguardo disumano ci imbattiamo in Anko, la pervertita, che ci invita ad aspettarla un secondo…

anko-grassaFuggiamo terrorizzati prima che ingoi anche noi.

A questo punto si comincia a provare uno strano senso di tristezza, perché la sensazione principale è che Konoha non sia più la stessa che conosciamo. Sembra quasi che Kishimoto in qualche modo decanti la fine degli Shogun e l’avvento della modernità, che cancella l’eredità del passato, in un moto di nostalgia, tanto che anche le armi mitologiche del Dio-Hagoromo, adesso giacciono dimenticate nella bacheca di un polveroso negozio di periferia. Ma su questo torneremo, adesso andiamo avanti e scopriamo…

Che fine hanno fatto i nostri protagonisti?

Questa è probabilmente una delle note più tragicomiche ed insoddisfacenti del finale. Quando la Rowling concluse Harry Potter, ebbe l’accortezza di mostrarci i protagonisti, 19 anni dopo, tutti insieme al binario 9 e ¾ di King Cross Station. E’ chiaro che umanamente è ridicolo pensare che tutti quanti abbiano copulato contemporaneamente e che perfino i figli di Draco Malfoy partissero esattamente quell’anno per Hogwarts, ma chi si focalizza su questo punto dimostra solo di non aver capito un cazzo del messaggio che voleva lanciare l’autrice: non è importante chi fa quale lavoro, sono ancora tutti insieme, una sola grande famiglia, riuniti lì dove tutto è cominciato a mandare verso il futuro una nuova generazione di fronte alle quale si presenteranno nuove sfide — la cicatrice non fa più male, va tutto bene.

Quando troviamo Naruto, incontriamo invece un hokage sommerso di lavoro, benché non ci sia nessuna battaglia da combattere, quindi immagino un triste burocrate che occupa una vuota carica istituzionale. E’ un genitore talmente assente che il figlio si è trasformato in un teppistello che cerca di attirare la sua attenzione (parola di Kishimoto) e che lui sgrida, mostrando di non aver tratto alcun insegnamento dal suo passato. Da questo punto di vista l’autore manca completamente e definitivamente il punto sul personaggio, demolendo in un istante tutto quello che aveva costruito fino ad allora:

  1. diventare hokage aveva senso per il Naruto bambino, in quanto sarebbe stato il simbolo del supremo riconoscimento di lui che invece nessuno considerava
  2. Naruto che si è sempre prodigato per gli altri, in quanto persone, adesso non è capace di stare con la sua stessa famiglia perché preso da futili impegni
  3. Naruto che avrebbe sempre voluto AVERE una famiglia, adesso che ce l’HA non se ne prende cura
  4. se non si riesce a salvare un amico (una persona cara) che senso ha essere hokage? ma evidentemente moglie e figli non rientrano in questa categoria
  5. non è importante il diventare hokage, ma il percorso che si fa per arrivarci… ma no scherzo, la cosa più importante è essere hokage

In pratica vediamo un Naruto stereotipo di se stesso, solo contento di aver raggiunto finalmente una carica vuota (visto che non c’è nulla di serio da fare) e circondato di perfetti sconosciuti (Gaara con quella pettinatura-LEGO è inguardabile!).

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Ah! Stavo per dimenticarmene…

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Vabbe’, no comment. Andiamo avanti…

Sasuke dove diavolo è finito? Lo vediamo che si aggira per un boschetto-fantasy, con una terrificante borsa a tracolla viola-su-nero, quando per 698 capitoli se ne è andato in giro solo con un kimono ed una katana (ma questa è la vecchiaia, chi vorrà più dormire all’addiaccio… Meglio portarsi pantofoline e plaid)

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Si gira per un attimo, in preda alle traveggole e poi torna a camminare come se nulla fosse. A parte la scenetta che potrebbe essere carina, presa così a se in un GDR, questo qui dovrebbe essere uno tra i più forti ninja mai esistiti che, oltre alla segatura, ha in testa anche i due più potenti occhi di tutto il multiverso. E sente i rumori in un cespuglio? Ma forse era un moto nella Forza e in realtà si trova su Dagobah a migliaia di anni luce da Konoha e dalla sua famiglia…

Tutto ciò che lo riguarda in realtà non ha alcun senso, specialmente se si considera che adesso Sasuke ha comunque una famiglia a Konoha. Anche lui, come Naruto, era un orfano che soffriva l’abbandono e specialmente la disattenzione del padre e adesso lui dov’è? In secondo luogo vi è tutta la maldestra storia del Clan Uchiha che pende sul suo personaggio come una spada sulla testa di Ned Stark.

Dapprima il fratello Itachi aveva sterminato tutto il clan con l’aiuto dell’Uomo Mascherato-TobiObitoMadara, poi si scopre che in realtà li ha uccisi tutti perché è così che gli ha ordinato il Terzo Hokage, perché nel clan c’era un moto di ribellione e questa era l’unica cosa da farsi. Perciò il problema della vendetta si sposta dal fratello al villaggio, una cosa alquanto opportuna per Kishimoto che vuole imbastire lo scontro finale con Naruto, ma affatto sensata nel momento della riconciliazione finale: Sasuke piega il capo di fronte a Kakashi e si prende la bella lezioncina zitto e muto. Poi se ne va ad espiare i propri peccati nel mondo… Sarà anche vero che i vincitori scrivono la Storia, ma vediamo quali sarebbero questi suoi peccati:

  1. Vendicarsi del fratello che aveva ucciso genitori, parenti e amici — quindi Itachi aveva ragione?
  2. Distruggere un sistema politico e sociale che aveva promosso, autorizzato e guardato tale sterminio — insomma i nazisti facevano bene a bruciare quei sporchi ebrei!
  3. Distruggere i bijuu, le bestiole-codate, che venivano utilizzate come armi ed erano fonti di infinite guerre — no, fottiti Sasuke, questa non è una bomba atomica, sono 500kg di pura democrazia!

La sensazione che se ne trae che Sasuke abbia sostanzialmente tradito se stesso e tutto quello in cui credeva, per conformarsi al corso inesorabile della Storia sotto l’egida del carro vincitore. In poche parole: un perdente.

Sakura almeno si sarà salvata? No, è a casa che fa le pulizie, con un cencio sulla testa e il solito kimono di quando era una bambina: perché lei è rimasta una bambina!

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Qui chiaramente non è questione se lei possa fare o meno le pulizie, anche Rose del Titanic da vecchia rimbambita avrà potuto avere un attacco di dissenteria, ma il punto è che questa è l’ultima volta che la vediamo. E’ l’ultima scena dedicata ad una dei tre protagonisti di questa saga e l’unica cosa che ci racconta è che quando la figlia torna a casa, in un qualsiasi giorno di scuola in pieno pomeriggio, trova la madre a pulire. Un modo come un altro per dire che sta lì a pulire e ad occuparsi della casa giorno e notte peggio di Jeanne Dielman.

Che fine ha fatto l’eredità di Tsunade? Che fine hanno fatto le sue abilità mediche? Ha fatto una qualche carriera? Ha fatto qualcosa di utile? I suoi sogni si sono realizzati?

Negli ultimi capitoli vediamo Sakura promettere a se stessa che non sarebbe rimasta indietro a guardare Naruto e Sasuke e che avrebbe agito (invero è dal principio che lo paventa), ma a parte il pugno tanto-per in testa a Kaguya e aver guarito i due salvatori del cosmo, sembra che non abbia fatto nient’altro: da un’ottica puramente carrieristica, sia Naruto che Sasuke sono impegnati in qualcosa (per quanto privo di senso) mentre la sua unica attività sembra quella della donna di casa.

Insomma, un finale peggiore era difficile immaginarselo

Dopo quindici anni di trama e continui saliscendi ci si sarebbe potuti attendere per lo meno di vederli tutti riuniti e felici (se non si voleva dare un’impronta drammatica alla serie), ma la cosa più importante di tutte, ci si sarebbe aspettati che anche i protagonisti, in qualche modo metafisico, sprecassero una briciola del loro tempo per salutare noi. Perfino quella merda di Dragon Ball GT si conclude meglio, con Goku che ci rivolge lo sguardo dopo una patetica e strappalacrime rievocazione del passato.

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Ora sarà anche una cliché narrativo, ma questo resta pur sempre un manga che non di rado ha strizzato l’occhio e il portafogli agli appassionati, per cui scendi-dal-pero-amico e dammi almeno sta strizzata d’occhio anche sul finale. Invece no, l’unica sensazione che rimane è di una eterna e nostalgica solitudine, e me ne infischio se ci sarà un film o una qualche stupidissima serie spin-off o spiegare qualsiasi cosa. Per me il manga ufficialmente si è concluso così e non mi avrebbe fatto schifo, dopo 698 capitoli sull’amicizia e l’amore eterni che almeno nell’ultimo capitolo vi fosse una sintesi di tutto ciò. Ci siamo dovuti sorbire le redenzioni di Pain, ItachiObito, la storia della vita celodurista di Hashirama e Madara, il rapporto tra Rin e Obito, la vita di Minato e Kushina e tanto altro e non possiamo goderci per un secondo il trio protagonista insieme, felice e con uno scopo nella vita? Il fatto che abbiano procreato non mi rappresenta assolutamente niente di interessante, visto che potrebbe trattarsi di un fatto puramente accidentale, considerata l’atroce solitudine in cui tutti si trovano.

Sarebbe stato meglio vederli insieme che vanno a mangiare, magari che si frequentano, oppure che collaborano insieme a qualcosa, che si danno consiglio, che si scambiano opinioni. Che dopo millemila peripezie convivono nuovamente, che si rispettano e si comprendono. Mi sarebbe piaciuto immaginare che di fronte a loro si apra un mondo di avventure, ma che questa volta affronteranno le avversità uniti. E invece nulla…

Ma forse anche in tutto questo c’è un senso e qui arriviamo noi.

La storia nella storia

Il rapporto tra Naruto e Sasuke è senza ombra di dubbio quello più curato in tutta la storia e al quale l’autore si è maggiormente dedicato. E’ l’unica parte che secondo me Kishimoto aveva pensato dall’inizio, e anche quando affermava di avere ben chiaro il finale penso si riferisse al loro scontro. Tutto il resto della trama è così pieno di stereotipi e incongruenze che è difficile immaginare che l’autore l’abbia mai concepita con altro scopo se non quello di allungare il bordo. La storia degli Uchiha è soltanto un esempio fra tanti, che tra l’altro getta un’inesorabile ombra su Konoha stessa, che ne esce come un paese fascista dove si uccide perché non c’è nessun altra soluzione, in netto contrasto con i proclami del protagonista e quindi con la morale dell’autore stesso. Gli è uscita male e basta, e non penso nemmeno se ne sia reso subito conto.

Un altro esempio è l’evoluzione del mondo ninja dalla prima serie all’ultima: in principio il loro non era altro che un villaggio, come tanti, al servizio del Paese del Fuoco, i cui capi usavano i ninja per i compiti più disparati (compreso quello di recuperare un cane smarrito). Si trattava di una specie di esercito, dove anche i bambini venivano sottoposti ad esami dai potenziali esiti mortali. In questo contesto l’hokage era alla stregua di un generale, ovvero di un capo delle forze armate, che quindi comunque doveva rispondere ad un altro capo a sua volta. Alla fine invece si ha l’impressione che il Villaggio della Foglia sia quasi una capitale a se e l’hokage il sovrano indiscusso di questo paese.

Potrei continuare così a non finire su pressoché qualsiasi argomento trattato dal manga, per non parlare dei personaggi che per la maggior parte sono rimasti identici a come erano alla fine della prima serie. Con questo non sto dicendo che è tutto una merda, ma che per uscire per 15 anni di fila Kishimoto ha dovuto pure inventarsi qualcosa e la maggior parte delle cose le ha pensate lì per lì.

L’unico argomento sul quale non ha mai sorvolato era il rapporto tra Naruto e Sasuke.

Lungi dall’essere un mio parere personale questo è confermato anche dal fatto che il 35,8% del manga è speso nella costruzione della relazione tra i due (incluso quindi non solo il rapporto diretto, ma anche quando l’uno pensava all’altro), mentre per il rapporto tra Sasuke e Sakura siamo appena al 16,4% e per quello tra Naruto e Hinata ad un ridicolo 3,8% (costruito per lo più da lei che squilla Naruto-kun ♥)

E’ quindi il momento di ripercorrere per l’ultima volta tutta la storia del manga, ma non dal punto di vista delle vicende, che qui mi interessano meno, ma dal punto di vista del rapporto dei due protagonisti, cosa che mi interessa assai di più! Pronti?

Apocalisse SasuNaru

Naruto e Sasuke a partire dal loro aspetto fisico vengono ritratti come due rovesci della stessa medaglia: Naruto indossa colori caldi ed ha i capelli biondi, Sasuke indossa colori freddi ed ha i capelli scuri, Naruto è tozzo e paffuto, Sasuke è magro e slanciato. Ma non solo: Naruto punta di più sulla forza, Sasuke sulla tecnica, Naruto combatte in gruppo (grazie ai cloni), Sasuke in solitaria, Naruto è estroverso ed impulsivo, Sasuke è introverso e riflessivo, Naruto è socievole, Sasuke è associale, Naruto è empatico e generoso, Sasuke è egocentrico ed egoista, Naruto ama Sakura, Sasuke no.

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In tutto e per tutto Kishimoto ci introduce i due come bianco e nero, e insiste fino alla fine su questa dicotomia degli opposti (che si attraggono).

Entrambi sono orfani e senza una famiglia ed entrambi trovano nell’altro quel qualcuno in grado di vincere la propria solitudine. Entrambi riescono a cosentire con l’altro, come direbbe Kundera, fin tanto da provare il dolore che prova l’altro, ma allo stesso tempo arrivando a sentirsi sollevati perché non erano più soli (capitolo 698). Naruto in particolare racconta come avrebbe voluto parlare a Sasuke, all’epoca, ma non ebbe mai il coraggio (Naruto, “Avrei dovuto parlargli… Ci ho pensato e ripensato sopra…”, capitolo 647) e, invidioso delle sue abilità, decise di proclamarlo suo rivale.

In questa proclamazione di rivalità unilaterale si crea in realtà anche il primo conflitto tra i due: Sasuke sembra comprendere perfettamente i propri sentimenti e vuole avvicinarsi a Naruto, il quale però sembra voler ridurre il tutto ad una mera questione di rivalità tra ninja di Konoha (capitolo 173, 174). In più Naruto dice di essere innamorato di Sakura, anche se paradossalmente sembra più innamorato del modo in cui lei ama Sasuke (capitolo 3). Affinché tutto sia chiaro Kishimoto fa dire alla ragazza che la sua unica aspirazione sia essere riconosciuta dall’Uchiha (capitolo 3), cosa che poi Naruto ripeterà fino alla noia (Naruto, “desiderando di essere forte come te, figo come te. Sono davvero felice d’averti incontrato.”, capitolo 485).

Comunque sia i tre diventano membri dello stesso team e il fatto di dover stare assieme proprio a Naruto e Sakura non sembra entusiasmare affatto Sasuke, che anzi sembra spesso seccato dal veder loro far combriccola-chiasso (capitolo 36). Per fortuna però, Kakashi insegna loro l’importanza di fare squadra e di preoccuparsi per i propri compagni, cosa che a Naruto serve il giusto (visto che comunque non è un tipo egocentrico), ma che cambia radicalmente l’atteggiamento di Sasuke nei confronti della compagna.

Per un po’ li vediamo impegnati in varie missioni e Naruto e Sasuke non mancano di punzecchiarsi e sfidarsi a vicenda (tanto che Sasuke affibbia all’altro il soprannome usuratonkachi) in un crescendo di tensione (sessuale). L’arrivo di Haku permette a Kishimoto di evidenziare ulteriormente il loro legame, facendo dapprima un collegamento tra i due e Haku e Zabuza, sul tema della persona importante (capitolo 21), e poi lanciando Sasuke al sacrificio pur di salvare la vita al compagno. Quando Naruto gli chiede perché lo abbia fatto, Sasuke replica che non lo sa e che “il mio corpo si è mosso da solo, idiota..” (capitolo 27), sottolineando così anche la fisicità del loro rapporto (o almeno del suo affetto verso il biondino — non è solo la mente, ma anche il corpo che lo desidera proteggere).

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Naruto, dal suo canto, non manca di andare su tutte le furie e abbatte Haku, senza ucciderlo però (e ancora una volta notiamo come Sasuke, una volta ridestato, si preoccupa subito che il compagno non sia diventato un assassino — Sasukkia, vi ricordo che siete dei ninja — e che non abbia ucciso chi voleva salvarli, capitolo 33).

Passato l’episodio seguono altre avventure e Sasuke dimostra un crescente interesse per il compagno, ed una sempre maggiore ostilità verso Sakura, probabilmente per una questione di gelosia. In particolare nell’episodio di Gaara sembra diventare piuttosto chiaro, per l’Uchiha, che il compagno ami la ragazza e sia disposto a fare per lei quello che egli avrebbe fatto per lui (capitolo 133). Il ritorno di Itachi complica ulteriormente le cose, perché riporta Sasuke alla realtà: non è diventato per niente più forte, sta lì appresso a Naruto il cui unico interesse è Sakura, e non riesce nemmeno a difenderlo (capitolo 144). Naruto, dal canto suo, sembra aver talmente tanto idealizzato Sasuke da non riuscire a rendersi conto sia di averlo superato da un pezzo, sia dell’interesse che mostra per lui il ragazzo e continua ad impuntarsi sulla questione della rivalità. Inoltre, come se niente gli mancasse, sente che Sasuke è di Sakura e, in qualche modo, diventa paradossalmente il primo e più fanatico sostenitore SasuSaku della storia (capitolo 172).

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Lo scontro sul tetto, durante il quale Sasuke tenta in vano di “raggiungere” il compagno e chiedergli, implicitamente, di comprendere quello che lui pensa (Sasuke, “Idiota che non sei altro, perché sei così pieno di te stesso?”, capitolo 173, 174), decreta anche la loro definitiva separazione.

Nella notte Sasuke decide di raggiungere Orochimaru e buttarsi tutto alle spalle, per focalizzarsi solo ed esclusivamente sulla vendetta, che diventa così il suo unico obiettivo. Nel cuore della notte, sulla via dell’addio, Sasuke incontra Sakura che lo implora in vano di restare. La scena si conclude con l’enigmatico grazie e lo stordimento della fragola-rosa (capitolo 181), laddove il gesto di Sasuke sembra semplicemente il seguente: se non ci fossi stata te, di cui Naruto è così perdutamente innamorato, non avrei mai aperto gli occhi e non me ne sarei andato.

Naruto si mette immediatamente alla ricerca dell’amico, promettendo a Sakura che lo avrebbe riportato indietro ad ogni costo e dopo un altro po’ di peripezie i due si affrontano di nuovo, per l’ennesima fatale separazione (capitoli dal 218 al 233).

Fino a questo momento la relazione tra i due è stata in qualche modo mostrata principalmente dall’ottica di Sasuke, mentre adesso si passa su Naruto, che come un principino azzurro si mette ad errare appresso alla sua amata madamigella sparita. Non per nulla preferisce vivere come uno sciocco, piuttosto che lasciar perdere Sasuke (capitolo 237), che non potrà essere mai sostituito da Sai (capitolo 288), che tra parentesi non è nemmeno lontanamente figo (sic!) quanto il primo (capitolo 286), e nessuno s’azzardi a reclamarne l’appartenenza (capitolo 291).

Sasuke ormai prosegue sulla sua strada invece, sicuro di essere stato dimenticato dai compagni, e non per nulla li guarda con derisione quando tornano a trovarlo al covo di Orochimaru: poi proprio loro due assieme! Ma specialmente Naruto! Sasuke sembra quasi sorpreso che il “suo rivale” ci abbia tenuto a venirlo a cercare (capitolo 306), solo a dimostrazione di quanto aveva frainteso in precedenza. “Non uccidere Naruto…” gli intima Kurama in quell’occasione “finiresti col pentirtene…” (capitolo 309)

Inutile far notare come Kurama non abbia alcun potere da veggente, ma parli solo per quello che vede nell’anima del suo ospite.

Comunque sia torniamo a noi, o meglio alle paturnie del nostro caro Narutello, che proprio non si rassegna nel vedere sparire l’amico e comincia a pensarlo sotto cieli stellati (capitolo 319), perdersi imbambolato a riflettere su che fine abbia fatto (capitolo 331) e invocarne il nome prima di addormentarsi (capitolo 403, capitolo 459). Non per nulla lo stesso maestro Kakashi se ne accorge e osserva che Sasuke è sempre di fronte agli occhi di Naruto (capitolo 342), che dal canto suo constata come “solo il vento può ravvivare il fuoco” (capitolo 333).

Se tutto questo non fosse sufficiente a metterci nell’ottica giusta, arrivano due perle rare adornate di diamanti (un kitsch che solo Kishimoto poteva partorire).

Anzitutto Sakura ha un’idea geniale delle sue: andare ad assassinare Sasuke (con un kunai avvelenato). Ma prima va da Naruto e mente confessandogli tutto il suo smisurato amore: Naruto resta anzitutto del tutto indifferente ed anzi, si strania assai di come lei possa non amare più Sasuke (chi mai potrebbe non amarlo più?!?!). Per Naruto pare del tutto incomprensibile, poi viene anche a sapere che c’è un ordine per tagliare la testa dell’amico il che lo getta nella disperazione più totale, facendogli venire un attacco di panico che lo schianta a terra, ansimante nella neve. (capitolo 474, 475)

Il bello però deve ancora venire: durante lo scontro con Pain, la polverosa Hinata-chan ♥ dichiara tutto il suo amore per Naruto, dicendo come lei lo ha sempre preso da modello e seguito, perché lei lo ama (capitolo 437). Naruto, oltre che ignorare del tutto tale spasmodica dichiarazione, non esita a replicare il medesimo discorsetto a Sasuke (capitolo 485), omettendo un “ti amo” finale, ma aggiungendoci un romantico “moriremo insieme”(capitolo 486).

Di fronte a simili perle perfino lo psicolabile Sasuke è costernato e non può che esclamare: “Che cosa c’è con te che non va?!”

I due si separano nuovamente, dando occasione al risorto Itachi, dopo varie vicissitudini, di far notare che Naruto non era il solo ad essere guidato dall’altro, ma che lo stesso valeva pure per Sasuke. Dopo questa contorta nota del nostro cuoco preferito, Naruto e Sasuke tornano finalmente ad incontrarsi durante la battaglia finale contro Madara e Obito (capitolo 631).

Sasuke fin da subito fa presente che l’unica cosa che gli interessa, oltre alla vittoria, è proteggere Naruto (capitoli 631 – 644635 – 637644 – 680) e si impegna in tal senso ben prima dell’arrivo di Hagoromo (quando la presenza di entrambi diventa essenziale). Naruto, dal canto suo, è al settimo cielo per poter tornare a come tutto era una volta, cosa che purtroppo l’Uchiha non gradisce eccessivamente: per lui il Team 7 non esiste più, ne gliene frega nulla, l’unica cosa alla quale pare dare qualsiasi importanza sono se stesso (ma va!) e Naruto.

L’arrivo di Hagoromo salda definitivamente l’esistenza dei due in una cosa sola: Naruto è Ashura, Sasuke è Indra, Naruto è il Sole, Sasuke la Luna, a Naruto il maschile, a Sasuke il femminile, a Naruto la luce, a Sasuke le tenebre. In poche parole Yin e Yang che si completano alla perfezione.

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Dopo questo matrimonio spirituale e la sconfitta di Kaguya è il momento dello scontro tra i due.

Sasuke spiega candidamente che lui sarà hokage e che non ci saranno più bestie-codate se non al suo servizio; Naruto dal canto suo né vuole rinunciare ad essere hokage, né tanto meno può permettergli di distruggere i suoi beniamini domestici oppure ammazzare i kage viventi (capitolo 693). Da notare come Sasuke non voglia uccidere veramente Naruto, mettendo in evidenza però che se gli si frapporrà in mezzo, allora non esiterà a passare sul suo cadavere (come sei ingenuo, Sasukkia).

Si recano quindi nella Valle della Fine-Ultima-e-Definitiva, dove a suo tempo combatterono pure Madara e Hashirama, e cominciano a darsene di santa ragione in quella che Kishimoto definisce una battaglia di amore e potere (capitolo 696) che mette ancora una volta in risalto come Naruto voglia sì affrontare Sasuke, ma non in quella maniera (“quando si tratta di battaglia, io voglio davvero batterti, ma non quello che sei diventato adesso! Tu lo sai benissimo, vero Sas’ke?!?”).

L’Uchiha, dal canto suo, sembra combattuto tra l’ammazzare l’altro e farsi ammazzare, perché in fin dei conti Naruto è soprattutto la sua più grande debolezza (capitolo 698).

E così siamo giunti al capitolo finale (dello scontro). Naruto è a terra, Sasuke sta per colpirlo, ma il biondo trova le ultime forze per colpirlo e spiccicarlo come una mosca sulla montagna antistante.

Sasuke: “Ancora, ancora e ancora. Fai il bravo bambino e fatti ammazzare!”

Naruto: “Non ci penso neanche! Io sono l’unico ed il solo!” (alè… questo ci ricorda qualcosa?)

Kurama stesso è ammirato di fronte a tanta determinazione, osservando come Naruto sia decisamente speciale per lui e che potrebbe scommettere che sia lo stesso per Sasuke.

I colpi dei due ragazzi si scontrano per l’ultima volta, una luce squarcia le tenebre e poi nulla. Silenzio, fino all’alba.

Naruto: “Svegliati adesso… Eh…”

Borbotta Naruto, mentre Sasuke riprende a stento conoscenza.

Naruto: “Come vedi, se ci muoviamo troppo, moriremo dissanguati…”

Sasuke: “Guardati! Perché continui ad insistere a metterti sulla mia strada? Io… Sono precipitato nelle tenebre ed ho ottenuto i poteri per eliminare tutto dalla mia strada. Non mi importava di chi si trattasse, io cercavo di tagliare i legami con chiunque mi fosse intorno… Ma tu, non hai mai pensato a tagliare i legami con me.”

A Sasuke torna in mente Naruto mentre gli dice “Io sono l’unico che accetterà questo odio dentro di te”.

Sasuke: “Indipendentemente da quello che è successo… Tu davvero ci tieni così tanto a me?”

Naruto: “Non lo sai di già? Ma guardati… Parli così tanto solo perché non ti puoi muovere.”

Sasuke: “Sta zitto e rispondimi.”

Effettivamente… Qui Naruto sembra quasi voler eludere la domanda, ma se non c’è niente sotto che male c’è dire le cose come stanno?

Naruto: “Questo è perché sei mio amico.”

Sasuke però non vuole mollare l’osso, l’ha già sentita sta storia e non ne può più, perché anche a lui è palese che sotto c’è dell’altro.

Sasuke: “Questo me lo hai già detto una volta. Ma per TE che cosa significa?”

Naruto: “Se proprio me lo chiedi, non so come spiegartelo. E’ semplicemente che quando ti sento blaterare che sopporterai tutto sulle tue spalle… Io sento… Come un dolore…”

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Naruto: “E’ fa veramente male… Non c’è modo in cui possa semplicemente ignorarlo. Beh oggi mi fa male tutto, quindi non c’è molto che possa fare.”

Sasuke: “Naruto… Sapevo che in passato tu eri solo… Come me, l’ultimo degli Uchiha, eri emarginato da tutti. Ti comportavi come un idiota perché la gente ti rimproverasse, perché volevi che ti notassero. All’inizio pensavo che tu non meritassi alcuna considerazione, che fossi solo uno smidollato che faceva chiasso. Ma vedendoti fare cose stupide ed essere sempre sgridato, per qualche motivo ho cominciato a posarti gli occhi addosso. Quello fu anche il momento in cui capii che la tua debolezza stava entrando anche dentro di me. Non potevo smettere di prestarti attenzione. Quando ti vedevo fare tutto il possibile pur di creare un legame con gli altri, questo mi ricordava la mia famiglia. E per qualche motivo mi sentii sollevato. Però allo stesso tempo pensavo fosse una debolezza. Mi ero allenato duramente per sfuggire a questa debolezza e diventare più forte, per potermi vendicare di mio fratello. Ma a quel punto tu capitasti nel mio stesso Team e mi ricordasti della mia famiglia di nuovo. Completando le missioni assieme a te, che volevi diventare hokage, potevo sentire che stavamo diventando entrambi più forti. Capii che volevo confrontarmi con te. Io cominciai a vedere il Team 7 come una specie di famiglia, ed è per questo che, quando ti sentivo soffrire, io soffrivo a mia volta. Quando compresi la tua sofferenza, per la prima volta ti considerai un mio compagno. Ma allo stesso tempo non potevo permetterti di diventare più forte. Quando vidi quanto eri diventato forte, io….”

Naruto: “Pure io sapevo che tu eri sempre solo… Mi sentivo sollevato al pensiero che ci fosse qualcuno come me, ed ero così felice che avrei voluto parlarti subito. Ma non l’ho fatto, perché ero invidioso delle tue capacità e decisi che saresti stato il mio rivale. Diventasti il mio obiettivo. Per la prima volta avevo un legame. Durante le nostre missioni da Team 7 ho continuato ad andarti dietro, perché volevo diventare abile e figo quanto te!”

Sasuke: “E’ proprio l’opposto… Ero io ad essere geloso delle tue abilità… Tu avevi una forza che a me mancava, tu eri sempre un passo davanti a me, esattamente come mio fratello. E pure oggi…”

La luce dell’alba illumina i due (come a dire che hanno avuto entrambi una definitiva illuminazione!).

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Naruto: “Eh? Ma dove siamo? Non dirmi che è il paradiso…”

Sasuke: “Sembrerebbe che abbiamo dormito fino all’alba… Ancora una volta sei vivo…”

Naruto: “Merda! Non riesco ancora a muovermi! Volevo picchiarti finché non avessi aperto gli occhi una volta per tutte!”

Sasuke ridacchia: “Vuoi ancora combattere, nelle tue condizioni?”

Naruto: “Ma certo! Non lascio perdere!”

Sasuke: “Lo ammetto… Ho perso.”

Naruto: “Idiota! Qui non ci sono vincitori o sconfitti! Io volevo solo riportare alla ragione un amico che non voleva ascoltarmi! Il vero combattimento verrà dopo!”

Sasuke: “Ehi Naruto?”

Naruto: “Eh?”

Sasuke: “Sappi che finalmente ti ho riconosciuto. Se io adesso muoio, il destino che ci univa secondo l’Eremita, morirà pure… Anche questo sarebbe rivoluzionario. Tu potrai fermare lo tsukuyomi semplicemente trapiantando il mio occhio sinistro in Kakashi. Io… Volevo occuparmi di te da solo.”

Naruto: “Tu… Tu non potrai occuparti di alcunché se sarai morto! Vivi e aiutami, anziché morire! Il mio sogno è di far collaborare tutti gli shinobi. E questo include anche te!”

Sasuke: “Beh, anche se a te questa sta bene, che ne penseranno gli altri?”

Naruto: “Smettila di essere così pedante! O ti riempio di botte!”

Sasuke: “Potrei tornare a volerti far fuori di nuovo…”

Naruto: “Allora ti fermerò di nuovo, anche se non credo che lo rifaresti!”

Sasuke: “Come fai ad esserne così sicuro?”

Naruto: “Non fare che mi debba ripetere. Ancora non capisci, eh?! Chi l’avrebbe detto che tu fossi così stupido!”

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A questo punto Naruto volta lo sguardo per vedere se il compagno ha finalmente inteso, e Sasuke ha inteso eccome, tanto che le lacrime scendono dal suo viso.

Sasuke: “Stai zitto, usuratonkachi

Kishimoto, non te ne va bene una

Così si conclude Naruto, dopo che Naruto e Sasuke hanno praticamente giaciuto una notte insieme, si sono scambiati i fluidi corporei e ciascuno ha perso una parte di se per l’altro, in un trionfo di simbolismo romantico come solo Kishimoto poteva fare.

Infine c’è subito da notare come per Naruto il ritorno di Sasuke sia a prescindere e che il parere degli altri (e quindi gli altri stessi) si riduca ad un’inezia (una mera pedanteria); Sasuke invece si scopre completamente, rendendosi del tutto vulnerabile di fronte all’altro in quella totale e definitiva ammissione di sconfitta, mentre il biondo, di fronte al trionfo dell’alba si chiede se siano in paradiso (invece quando muore veramente si domanda semplicemente se sia finito nell’aldilà), come a ribadire che adesso finalmente ogni cosa è al suo posto.

E’ al suo posto, ma non per Kishimoto che adesso deve rendere conto agli appassionati di tutto il mondo e ai propri editori.

Il fatto che lui avesse voluto incentrare la storia sull’amore dei due protagonisti, rivissuto secondo la dottrina del Bushido dell’amore segreto come supremo amore¹, è tanto lapalissiano quanto tutti gli altri riferimenti e citazioni di cui ha popolato il manga sulla cultura samurai e in generale del Giappone medievale. In questo contesto trovano perfettamente luogo il rapporto tra Haku e Zabuza, Orochimaru e Kimimaro, Orochimaru e Kabuto e altri.

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Paradossalmente trovano perfettamente luogo perfino gli accoppiamenti finali, in quanto il dovere sociale del guerriero era quello di sposarsi e fare dei figli, riproducendo così perfettamente la visione kishimotesca del mondo femminile, quale utero da ingravidare e poco più.

La resa dei conti con gli editori si vede proprio nella costruzione degli ultimi due capitoli, in cui Kishimoto parla tra le righe e tra i denti, demolendo tutto quello che aveva fatto e appigliandosi a simboli di ogni sorta, come al suo solito. Ma vediamone un po’ assieme:

  1. Fa implorare perdono a Sasuke (dopo che si era tolto la soddisfazione di maltrattare Sakura per un’ultima volta) in un trionfo di patetismo talmente eccessivo da essere incredibile
  2. Fa diventare hokage Kakashi, che poi si scopre essere stato una sorta di hokage pro tempore in attesa di Naruto, il vero hokage
  3. Sasuke non dà nemmeno un bacio a Sakura, ma un buffetto come faceva suo fratello con lui (per la serie, mangiatevi ‘sta simbologia adesso!)
  4. Sakura dal canto suo non fa di meglio che piangere e chiedere di nuovo, impotentemente, di andare con Sasuke, l’unico scopo della sua vita (potrei soffomitare)
  5. In nessuno dei due capitoli viene detto esplicitamente chi sta con chi (per la serie: adesso lo intendente senza dubbi, per Sasuke e Naruto non lo capivate)
  6. Sasuke ha una figlia femmina identica a lui (e ridicolmente a Karin) e Naruto un figlio maschio spiccicato al padre, laddove i pargoli sembra abbiano una qualche specie di infatuazione reciproca (e non parliamo del fatto che si riconferma ancora il giochino del femminile per Sasuke e del maschile per Naruto)
  7. Hinata ha una figlia-fotocopia di cui ufficialmente non si sa chi sia il padre (si può solo intuire che sia Naruto, e ancora una volta Kishimoto sottolinea l’importanza del non detto)
  8. Konoha non è più la vecchia città, in un certo senso non è la Konoha di Kishimoto, distrutta e ricostruita millemila volte; Kishimoto aveva raccontato la storia di un mondo sulle orme del Giappone medievale, con la modernizzazione della città sembra quasi voler evidenziare la fine di questi suoi ideali e il trionfo di un mondo nuovo e a lui estraneo
  9. Le armi di Hagoromo giacciono a prendere polvere da Ten-Ten, inutilizzate perché probabilmente Kishimoto stesso aveva altri piani per la trama, ma poi ha dovuto tagliare corto (e quel “uff” di Ten-Ten sembra quasi venire dalla bocca dell’autore)
  10. Naruto, né Sasuke sono con i figli e con la famiglia, quasi a voler ribadire come in quel mondo (in quella configurazione dell’universo) loro stessi sono stati “traditi”

In poche parole un finale dove non c’è trionfo, non c’è amicizia, non c’è nemmeno amore. Non c’è nulla di tutto quello che l’autore ha costruito e professato negli ultimi 15 anni.

A questo si aggiunge quell’apparizione finale di Kaguya, tanto improvvisa quanto provvidenziale, che per certi versi sembrava incarnare l’autore stesso a momenti, o chi per lui. Mi piace pensare che quel suo “vi odio” rivolto ai figli, ossia a Naruto e Sasuke, sia una specie di modo da parte dell’autore di dire che ha finito con l’odiare i suoi stessi protagonisti, che non poteva condurre alla fine che voleva.

Ma quest’ultima ammetto essere una mia fantasiosa, quanto infondata, speculazione.

In conclusione io ho la convinzione che questo è il modo in cui Kishimoto ha concepito e scritto tutta la storia, e che il SasuNaru abbia avuto ragione di essere dal principio alla fine. Molti si appelleranno certamente a talune interviste, piuttosto che ad altre, ma l’autore in questi anni ha scritto e detto molto, fuori dal manga, e tante di quelle cose alla fine non si sono mai nemmeno avverate (pensate alle penultime, clamorose promesse, sulla rivelazione del volto di Kakashi).

Naruto è un’opera imponente, che ha avuto una popolarità enorme. Dobbiamo rendercene conto e capire anche che l’autore di una simile serie non può agire solo di testa sua, perché dal suo lavoro dipendono anche i lavori di moltissime altre persone. Se questo da un canto può deprimerci, dall’altro mi risolleva, perché il cosiddetto SasuNaru è esistito quasi fin dal principio e indubbiamente avrà dato anche noia a qualcuno, ma mai all’autore. In tutti questi anni, in tutto questo tempo, Kishimoto se ne sarà certamente reso conto e se non lo avesse voluto, o se gli avesse fatto schifo, avrebbe potuto trovare modo di ribadirlo anche nella serie, così come ha fatto con altro.

Perché è mia ferma convinzione che Kishimoto abbia descritto questo, forse anche con un po’ di autobiografia, e alla fine quella tra Naruto e Sasuke è stata una storia, che prima di ogni altra cosa, ha parlato dell’amore.

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¹ Yamamoto, 1969 [1716], pp. 134, 253-254 (amore); 42 (omosessualità maschile); 58, 152 (morte); 111, 125 (devozione al proprio signore). Spiega che nel contesto del bushido l’omosessualità esprimeva il legame assoluto fra il signore e i suoi seguaci/servitori (pp. 113-116, 134). Secondo Yamamoto, l’amore eterosessuale è essenzialmente funzionale alla riproduzione, mentre l’amore omosessuale fra guerrieri, definito shudo o danshoku, è puro ma intenso. Ritiene tuttavia che l’amore di un guerriero debba essere tenuto rigorosamente nascosto in quanto shinobu koi (amore che deve essere controllato).


Aspettando il capitolo 699 – Ottantanovesimo

Siamo alle ultime battute, due minuti da mezzanotte, una manciata di secondi dalla fine della partita, quando però può succedere ancora di tutto. La tentazione di scrivere o esultare è innegabile, nell’ultimo capitolo Kishimoto ha dato fondo a 15 anni di SasuNaru-tismo ribadendo, confermando, sottolineando e sviscerando fino all’inverosimile tutto ciò che già sapevamo e forse anche più di quello che ci saremmo potuti aspettare.

E quei arriva la sostanza della questione. Ma prima di affrontarla facciamo un giro un po’ largo. C’è chi sostiene che Naruto sia uno shonen e che perciò vedere ufficializzata una coppia omosessuale sia impossibile, oppure che comunque non è un manga che parla di coppiette. Chi afferma la prima vuol dire che ha un maiale scalciante sulla faccia e non si ricorda di Haku e Zabuza, che erano senza ombra di dubbio una coppia omosessuale, mentre i sostenitori della seconda tesi mi trovano perfettamente d’accordo.

Naruto non è un manga sulle coppiette, è una storia sulla coppia tra Naruto e Sasuke, intesa in ogni senso che vi possa passare per la testa (nessuno escluso): amicizia, fraternità, rivalità, amore.

E questo non lo dico perché ho visto del servizio-agli-appassionati in qualche videogioco, ma perché è il manga stesso, come confermato dagli ultimissimi capitoli, che convergeva solo ed unicamente verso questo.

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Fin qui tutto bene quindi, Kishimoto almeno alla fine conferma coerenza con quello che ha fatto fino ad adesso. Ma che cos’è l’altro che potrebbe succedere? Quello che temo, arrivati a questo punto, è che si resti comunque sul filo di questo insopportabile “non detto” che ha pervaso il manga fino ad adesso, che l’unione tra i due sia semplicemente mediata da altre astruse simbologie, non per ultima che hanno perso ciascuno un braccio (essendo per l’uno il destro e l’altro il sinistro, questo dovrebbe voler dire che adesso si completano quasi ad essere un’unica creatura?!).

Quello in cui adesso spero è che Kishimoto o lo Shonen Jump prendano una posizione netta in merito alla loro relazione e dichiarino esplicitamente che si amano, dal momento che è una cosa ormai palese a tutti gli appassionati, anche quelli che non vogliono ammetterlo.

In caso contrario per me il finale è già condannato.


Dogma SasuNaru

Il manga sta per concludersi e a breve tutto quello che si sarà dovuto dire sarà detto e tutto quello che non si dirà non si potrà dire mai più. Come si concluderà è difficile a dirsi, sta tutto nelle mani di Kishimoto e, come la Rowling insegna, bastano 19 anni dopo per seminare morte e distruzione tra le aspettative degli appassionati. In queste aspettative, nello specifico, ricadono anche quelle dei sostenitori della famigerata coppia Naruto e Sasuke, il SasuNaru per chi non lo avesse capito, che secondo molti non è altro che masturbazione mentale senza alcuna ragione di esistere.

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Le principali argomentazioni contro questa ipotesi sono che si sta parlando di uno shonen e che in generale c’è un grandissimo fraintendimento su un tema molto più semplice e molto meno compromettente: l’amicizia. Allo stesso tempo al SasuNaru si affianca un fottio di accoppiamenti che vanno dai più canonici SasuSaku, NaruHina e NaruSaku, ai bizzarri e fantasiosi ItaSasu, SaiNaru, ChiyoTsunade, ecc. Lo so può sembrare una stronzata, ma la fantasia degli appassionati davvero non ha limiti.

Ebbene, fin qui niente di nuovo sotto il sole: da quando il mondo è mondo i lettori hanno fantasticato sui propri beniamini e, inevitabilmente, sulle loro affinità sessuali. Non starò ad annoiarvi con infiniti esempi che potrete trovare prendendo qualsiasi manga (visto che di manga stiamo parlando), ma anche libro, film e quant’altro. Naruto stesso ne è, senza ombra di dubbio, un ottimo esempio.

Il NaruHina e il SasuSaku, tanto per fare un esempio cruciale, si basano su fondamenta così vaghe e fragili, da essere attribuibili alla mera fantasia dei lettori e poco più. Con queste definizioni di coppia ovviamente non intendo il concetto del a lei piace, ma lui la ignora, quanto invece il fatto che la coppia possa, un giorno, convolare alla piena attuazione. Attuazione che per esempio non solo sembra improbabile per Sasuke e Sakura, ma è stata anche definitivamente ed irrimediabilmente affondata dal destino-Kishimoto, e ora giace, lode a Kaguya, in fondo agli abissi assieme a Jack e al Cuore dell’Oceano. Il NaruHina non se la sta passando molto meglio, né mai lo ha fatto, ma ovviamente l’ultima parola spetta solo all’autore per cui non mi esprimerò ulteriormente in merito.

E proprio seguendo la penna dell’autore arriviamo finalmente al SasuNaru. Da un canto la coppia è stata ufficializzata dal Konoha Gakuen Den, sebbene in un universo parallelo, per cui se non fosse per altro che per questo, avrebbe senso di parlarne; in secondo luogo tutto Naruto non è altro che un’opera di fantasia, non certo una cronaca d’epoca, e tutti gli eventi, i sentimenti ed anche le relazioni, sono partorite dalla mente e dalla mano del nostro caro Kishimoto. Da questo punto di vista è quindi essenziale considerare gli intenti dell’autore e la simbologia che si cela dietro certi eventi, che in caso contrario potrebbero essere tanto fortuiti quanto insignificanti.

Ciò a cui mi riferisco trova il suo miglior esempio in Haku, e in tutta la vicenda dello scontro con Zabusa. Per chi avesse la memoria corta (ma la lingua lunga) ripercorriamo la sequenza degli eventi, magistralmente proposta dall’autore: Naruto e Haku si incontrano nel boschetto (il protagonista lo scambia per una ragazza) e quest’ultimo gli chiede se per caso si stia allenando per provare qualcosa a qualcuno, o se più in generale ci sia, nella sua vita, qualcuno di importante per lui. Mentre Naruto balbetta nella più completa indecisione, Haku se ne va e il suo posto viene provvidenzialmente preso da Sasuke. Seguiranno poco dopo le parti de il mio corpo si è mosso da solo e Naruto che tira fuori il meglio di se per vendicare Sasuke.

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A mio avviso questo è anche il momento in cui nasce l’idea del SasuNaru, o almeno per me prende concretamente forma. Non fraintendetemi: non me ne sbatte niente se sarà Sasuke a stare sopra e Naruto sotto o viceversa, non sto a fare il tifo per il SasuNaru piuttosto che per il NaruSasu, né me ne importa un fico secco di quella miriade di manga yaoi che li ritraggono assieme. Quello che invece mi interessa è proprio che cosa Kishimoto ha da raccontare in merito, perché il primo accostamento lo ha fatto proprio lui: la storia della persona importante non viene da Gaara, o da Rock Lee o Shikamaru, ma proprio da Haku, che in questa persona riconosce Zabusa. Il fatto che l’autore abbia scelto una coppia di uomini da cui far partire questo confronto per me non è una mera coincidenza.

Non è una coincidenza nemmeno che Naruto abbia ignorato completamente la dichiarazione di Hinata, ed anzi l’abbia riproposta pedissequamente a Sasuke, che Sasuke, all’arrivo di Itachi, non abbia pensato prima al fratello, bensì al pericolo per l’amico, che Naruto si sia fatto venire un’attacco di panico al pensiero che volessero uccidere Sasuke, che lo pensasse sotto le stelle, che fosse l’ispirazione di tutta la sua vita e via discorrendo.

Agli indizi del manga si aggiungono ovviamente anche spunti dall’anime e dal merchandasing in generale (per quanto per me abbiano una rilevanza minore, non essendo prodotti diretti dell’autore), cominciando dal più clamoroso di tutti tra le pagine di un calendario.

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Oppure situazioni indimenticabili dei filler dove una loro caduta viene coronata da un cuore d’acqua a seguito dell’ennesimo bacio.

Per tutti questi motivi io ho la convinzione che per Kishimoto stesso la loro relazione non si esaurisca nella mera amicizia e che egli medesimo abbia voluto cercare di dirci qualcosa di più. Molti dicono ingenuamente che questo è un modo banale di vedere una straordinaria amicizia, ma a queste critiche non posso che rispondere considerando che se questa è un’amicizia che cosa dovrebbe essere l’amore? Chiaramente, come anche altri hanno evidenziato, se si stesse parlando di un uomo ed una donna, allora diventerebbe tutto quanto lapalissiano e nessuno avrebbe alcun dubbio.

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Inutile ribadire come non sopporti sentir dire cavolate come Naruto manga omosessuale, perché né lo considero tale, né potrebbe mai esserlo, nemmeno se Naruto e Sasuke si baciassero in bocca nell’ultimo capitolo (tanto poi lo hanno già fatto all’inizio), perché evidentemente a Kishimoto non gliene sbatta nulla di raccontare una storia sull’omosessualità (sulle sue difficoltà nella società, l’identificazione personale, il riconoscimento, e bla bla bla), ma gli interessi semplicemente raccontare una storia d’amore, fuori dagli schermi per la nostra modernità occidentale, ma per niente estranea alla cultura giapponese dei samurai.

Detto tutto questo non ci resta che vedere come andrà a finire, e soprattutto che cosa vorrà dirci Kishimoto in conclusione, perché anche un niente di detto potrebbe avere un suo significato. D’altro canto io ho sempre ben presente che l’autore purtroppo non sia mai del tutto libero, perché dal suo lavoro dipendono anche i lauti introiti di altri, specialmente perché l’anime è lungi dal concludersi. Se porterà fino in fondo questa storia, di cui ha gettato le basi in quasi settecento capitoli di manga, per me resterà una delle opera più memorabili di sempre, seppur con tutti i suoi numerosi difetti; in caso contrario pace, semplicemente non ci sarà niente di nuovo all’orizzonte.


Il ritorno di Sasuke – parte terza

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Se nei precedenti due articoli (qui la prima e la seconda parte) ci chiedevamo se Sasuke fosse tornato per Naruto, o per qualche altro motivo, adesso la risposta pare alquanto chiara: è tornato per Naruto.

Qualcuno potrebbe ribattere fin da subito che l’avvicinamento è dettato solo dalla necessità di sconfiggere assieme un nemico che altrimenti distruggerebbe il mondo intero, ma anche se così fosse (e cercherò di dimostrare il contrario in seguito), ciò implicherebbe che sostanzialmente Sasuke reputi Naruto un suo pari, indispensabile a prescindere (non poca cosa, se ci ricordiamo di quando affermava che lui era decisamente superiore!).

Prima di procedere però, voglio fare una premessa, su un tema a me molto caro: come ne abbiamo già parlato altrove, sono dell’opinione che Sasuke ami veramente Naruto, e che uno dei motivi sottintesi per cui se ne era andato, derivava proprio dal fatto che Naruto non pareva essere capace di ricambiare il medesimo sentimento, ed anzi sembrava innamorato piuttosto di Sakura, riducendo il loro rapporto ad una mera rivalità tra ninja di Konoha (di conseguenza lui che ci stava a fare, ancora lì? Tanto valeva dedicarsi alla vendetta). Questo si vede sia nella crescente (ed immotivata) irritazione che Sasuke mostra nei confronti della ragazza (la famigerata scena nell’ospedale dove getta a terra il piatto che lei gli porge), sia per il generale fastidio che prova nel vedere i due fare coppietta (ricordiamoci che nel momento in cui se ne va, nel cuore della notte, la prima immagine che torna alla sua mente sono Naruto e Sakura assieme, senza di lui) — per inciso, la principale contro-argomentazione portata a questi esempi è che “Sasuke fosse geloso di Sakura”, una stupidaggine se si considera che la fragola-rosa non faceva che sbavargli appresso.

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D’altro canto non me la sentirei di dire che Naruto provi il medesimo sentimento (per quanto vi possa essere), più che altro perché ho la sensazione che neanche il biondino lo abbia mai elaborato del tutto chiaramente, diventandone pienamente cosciente — per lui sta ancora molto bene la scusa del “siamo fratelli”.

Insomma Sasuke è tornato, ancora una volta, per combattere al fianco di Naruto e ha ben chiara l’idea di salvarlo fin da subito, molto prima che si rivelasse il fatto che loro due fossero le incarnazioni dei figli di Hagoromo e quindi l’unica chiave per sconfiggere Kaguya — quando ancora i nemici sembravano solamente Obito e Madara.

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Già in tale contesto Kishimoto ci mostra una perfetta affinità dei due, sia per le capacità sia per gli intenti, tanto che riescono a fondere assieme il proprio chakra in quella specie di Sasu-Naru-zord con cui affrontano Obito. Nello specifico, in quel istante della trama, Sasuke avrebbe potuto benissimo infischiarsene di Naruto e trovare l’appoggio di Orochimaru e degli altri kage e zombi-kage, evitando di proteggerlo ossessivamente fino all’inverosimile, come abbiamo già detto in precedenza. Non che avrebbe dovuto combattere contro o senza di lui, ma poteva cercare di coordinare un’azione di tutto il gruppo — non fosse per altro che dimostrare di avere la stoffa di un leader e tenere fede al suo intento dichiarato di diventare hokage.

Sasuke invece che cosa fa? Si preoccupa solo ed esclusivamente di Naruto, arrivando a spiegarlo candidamente per be due volte, nei capitoli 644 e 680.

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Ma non finisce qui… Se da un canto Naruto torna a dimostrare di tenere in massima considerazione il parere di Sasuke su ogni minima cosa (capitolo 655) — a volte fino al ridicolo — l’Uchiha abbassa subito la cresta, dopo che Naruto si risente del suo atteggiamento nei confronti di Kakashi e Sakura (capitolo 678), cercando quasi di tornare sui propri passi per non scontentarlo eccessivamente: sembra di tornare allo scontro con Gaara nella foresta, dove pur di far fare al biondino ciò che reputava giusto, acconsente anche a compromessi ai quali altrimenti non sarebbe sceso.

Di contro Naruto è sempre il solito idiota che non ha capito nulla, per cui non solo passa il tempo a dire che lo urta prendere ordini da Sasuke, “come se niente fosse successo” (e qui ho tanto la sensazione che è esattamente quello che vorrebbe il nostro protagonista, che tutto torni come era una volta), ma arriva anche a rievocare la scena sul ponte quando l’Uchiha lo salvò, dicendo che in certe situazioni il suo corpo si muove da solo e nello specifico quando si tratta di salvare gli amici.

Qui in particolare sembra che ciascuno dei due cerchi di sottintendere altro:

Naruto, dal canto suo, pare voler provocare Sasuke, per la serie: almeno sei mio amico? Allora mi salvasti, come io salverei degli amici… Dimostrando tutta la sua solita insicurezza e il fatto che non abbia capito un fico secco di come ragioni l’Uchiha (figuriamoci se il suo corpo si sarebbe mosso da solo per Sakura o Kakashi oppure altri…)

Sasuke invece rimane in silenzio, con la faccia di quello che pensa che l’altro non abbia capito un cazzo.

Ad aggiungere ombre sui soliti fraintendimenti tra i due, arriva anche Madara con un’affermazione profetica delle sue, quando Sasukkia cerca di infilzarlo:  “ah beh…  comunque non ti rimane molto tempo…” dice. A che cosa si stava riferendo? Tolto il fatto che probabilmente parlava dell’imminente tsukuyomi infinito, potrebbe anche darsi che si riferisse a qualcosa di collegato all’uso dello sharingan e che potrebbe aver condannato a prescindere il nostro beneamato Uchiha. E’ solo un’ipotesi, ma c’è chi la ritiene più che plausibile, e potrebbe dare un pizzico di dramma al finale (che altrimenti temo essere proprio latte-e-miele).

Infine, come se niente mancasse, ci pensa anche Kishimoto ad aggiungere dell’altro pepe alla faccenda, paragonando i due al Sole e alla Luna — i famigerati figli di Hogoromo.

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Si noti che nella rappresentazione, però, la figura del Sole ha un aspetto maschile, e quella della Luna uno femminile

In particolare, nel mito giapponese, le due entità hanno i generi invertiti rispetto a noi, laddove il Sole è la dea Amaterasu, mentre la Luna è il dio Tsukuyomi, entrambi figli di Izanagi e quindi fratelli (per la gioia di Narutello), ma anche sposati e quindi coniugi (per la gioa di Sasukkia) — dunque se da un canto l’omoerotismo lo abbiamo fatto uscire dalla finestra, a favore della fratellanza, adesso possiamo farlo rientrare dalla porta in nome del matrimonio. A tale proposito tutta l’allegoria non fa che sancire la già ben collaudata mela del Yin-Yang tra i due: maschile (per Naruto) e femminile (per Sasuke), luce e tenebra, destra e sinistra e via discorrendo.

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Manco a farlo apposta, si scopre che infatti Naruto è destro, mentre Sasuke è mancino, nel momento in cui Hagoromo chiede ai due di afferrare il suo bastone (sic!) con la mano dominante.

Insomma, dal capitolo 650 ad oggi il ritorno di Sasuke ha dato il via ad un estrema e capillare riunione dei due eroi (come li ha definiti lo stesso Kishimoto, nel punto della loro morte), quasi rievocando i due fiumi che una volta divisi si incontreranno nuovamente nell’oceano, perché che ci piaccia o meno il legame dei due è tanto indissolubile quanto fatale. Se quindi Naruto non ha fatto altro che rincorrere l’amico-fratello (o dovremmo dire fidanzato?) da quando se ne è andato, Sasuke non è tornato per altri che per lui (e non ha mancato di ribadirlo), come sembra anche sospettare Kakashi, mentre si interroga sul vero motivo della sua riconciliazione, chiedendogli quale fosse realmente il suo sogno (e Sakura che aggiunge: “Tu hai detto di voler diventare hokage, che cosa significa? Che cosa c’è dietro?”).

Per il momento è comunque presto per tirare le conclusioni, ma una cosa è certa: dietro, che ci piaccia o meno, c’è sicuramente Naruto… in tutti i sensi.

Vedi anche: parte prima, parte seconda


Il posto dove tornare [parte seconda]

Episodio 112 di Naruto Shippuden. Dodici episodi prima abbiamo visto Naruto e Sakura disquisire sul fatto che “laddove c’è qualcuno che ci pensa, è il posto che possiamo chiamare casa”, con Naruto che faceva un chiaro riferimento a Sasuke (sebbene senza nominarlo esplicitamente) e sul fatto che, checché se ne dica, lui continuerà a pensarlo, affinché egli abbia sempre un posto dove tornare e chiamare casa.

Qualora però non fosse lapalissiano, nell’ultimo episodio della saga del Tri-Coda un ultimo dialogo, al tramonto del sole, chiarisce definitivamente il senso della precedente frase.

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Naruto: “Dopotutto, le parole dell’Ero-Sennin erano vere. Ha detto che ovunque qualcuno pensa a te, è il posto in cui fare ritorno. Se credi e continui a pensare a quella persona i vostri sentimenti s’incontreranno. […] Quindi dovremo continuare a pensarci anche noi. Dobbiamo creare un posto dove Sasuke possa fare ritorno.”

E’ interessante notare, oltre che per dissipare Dubbi™, come Naruto si fosse preso molto a cuore la situazione di Yūkimaru quasi più per se stesso, che per la vicenda in se. Il fatto che il ragazzino fosse riuscito a ritornare da Guren, a dispetto di tutto, compreso il riportarlo a Konoha, e che questo fosse il suo vero desiderio, sembra quasi dare la conferma al nostro protagonista sulla veridicità della frase dell’Ero-Sennin, della quale gli avevamo visto dubitare nel precedente episodio (preso addirittura dallo sconforto).

Insomma, tutto è bene quel che finisce bene, casa è dove le persone ci pensano, e se anche noi continuiamo a pensarci allora prima o poi i nostri sentimenti s’incontreranno (sic!) e perfino Sasuke avrà un posto in cui tornare.

sic et simpliciter

 

Prima parte: Io sarò quello da cui lui potrà tornare a casa


Io sarò quello da cui lui potrà tornare a casa

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Episodio 100 di Naruto Shippuden. Chiunque si avventuri nella nebbia creata dal tri-coda comincia ad essere tormentato da illusioni, che riportano invita paure e ricordi del passato. E che cosa mai potrò tormentare il nostro Naruto? Ma ovviamente Sasuke (chi altri sennò?).

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Dal nulla compare anche Orochimaru, i cui serpentelli si stanno avvolgendo attorno all’Uchiha.

Naruto: Dove mi trovo? Sasuke?!
Orochimaru: Non interferire.
Naruto: Ancora te… Che cosa pensi di fare con Sasuke?!
Orochimaru: Sto per dare inizio alla Tecnica della Reincarnazione.
Naruto: Cosa?
Orochimaru: Questo è il suo desiderio. Lui otterrà il potere ed io otterrò lui.

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Ecco le solite fantasie-orochimaresche, come potrà mai rispondere il nostro protagonista?

Naruto: Come se ti permetterò di farlo! Noi riporteremo Sasuke al nostro villaggio.
Orochimaru: Che sciocchezza. Come se egli desiderasse qualcosa di simile.
Naruto: Comunque, casa è dove ci sono le persone che ti pensano. Io ci credo tutt’ora…
Orochimaru: Mi chiedo se sia davvero così…
Naruto: Taci!
Orochimaru: Avrai a pentirtene…
Naruto: Taci!!!

L’illusione viene interrotta da Kakashi e compagni, che impediscono a Naruto di far fuori Kiba con un simpatico rasengan. Passano un po’ di peripezie e si arriva al finale, quando il gruppetto si accampa nella foresta e fanno i turni per fare la guardia. Ma prima di arrivare a questo fermiamoci un attimo.

Anzitutto gli eventi visti erano tutti nella testa di Naruto, essendo stati prodotti dall’illusione del tri-coda, quindi riflettevano i suoi pensieri e le sue paure, non eventi reali. E Naruto che cosa teme effettivamente? Teme di perdere Sasuke, che potrebbe essere preso dal nemico (ricordiamoci che di questo lo aveva già ammonito nella Valle della Fine), e fin qui niente di nuovo sotto il sole; teme anche che questi non abbia più un luogo in cui tornare, una casa dove ci sarà qualcuno ad aspettarlo, e questo è già un punto molto più interessante; ma teme soprattutto che Sasuke non voglia in realtà tornare, cosa che si riflette nella parole di Orochimaru (ricordiamoci che è tutto nella testa di Naruto), che conclude la vicenda con quel “avrai a pentirtene…”.

Andiamo avanti.

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Dunque siamo ai minuti finali, Naruto anziché fare la guardia è assorto nei suoi pensieri su un promontorio, a fissare il nulla, tanto che non si accorge nemmeno dell’arrivo di Sakura, che deve richiamare la sua attenzione.

Sakura: Dovremmo stare in guardia fino al prossimo cambio. Naruto, è sempre il solito!

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Sakura: Non battere la fiacca.
Naruto: Eh? Sakura… Stavo pensando…
Sakura: Uhm?
Naruto: Ma non riesco a darmi una risposta… Allora, quando mi allenavo… l’Ero-sennin mi disse una cosa.
Sakura: Jiraiya?
Naruto: “Ovunque ci sia qualcuno che ti pensa, là è dove è casa!”
Sakura: E’ una bella cosa.
Naruto: Ma… E’ davvero così?

Cala un momento di silenzio, tutti e due distolgono lo sguardo che sembra perdersi nel nulla.

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Ancora una volta si ripete questo perfetto parallelismo tra Naruto e Sakura, quando si parla dei loro sentimenti verso Sasuke. Lei sappiamo che cosa prova, mentre per il nostro protagonista dovrebbe essere una specie di fratello-amico, per il quale ci si aspetterebbe più uno stizzito che-faccia-che-cazzo-gli-pare (anche se poi magari si cerca di aiutarlo), piuttosto che malinconici sospiri e pensieri impenetrabili.

Naruto: Se fosse vero, allora se continuassimo a pensare a qualcuno, questa persona ritornerebbe, giusto? (e chissà quanto ossessivamente non lo hai già pensato, Narutello)
Sakura: Sì… Mi piacerebbe pensare che sia vero. Ma indipendentemente da quanto ci pensiamo, alcune persone non vogliono tornare. E’ molto difficile… riuscire a far sì che i tuoi pensieri raggiungano qualcuno.
Naruto: Tuttavia, se molli… e non c’è nessuno che pensi a questa persona… Questo è triste. (che tenerone!)
Sakura: Già. Se noi lasciamo perdere, davvero non ci sarà un posto in cui tornare.

Sakura: Sì! Non importa quello che potranno dirne gli altri, noi continueremo a pensarlo, perché abbia un posto in cui poter tornare liberamente.
Naruto: Sakura-chan!
Sakura: D’accordo?
Naruto: Hai ragione. Noi non possiamo lasciar perdere così. Giusto! Ora mi sento molto meglio, grazie a te, Sakura-chan.

Sakura: Io torno alla mia posizione.

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Naruto resta un po’ assorto tra i suoi pensieri e vi è qualche altro scambio di battute, dopo che l’ottimismo sembra tornato. Poi si alza e correre nella foresta, verso la prossima meta e mentre è lì pensa.

Naruto: Lei ha ragione! Non importa cosa diranno tutti gli altri, voglio continuare a pensare a lui. Ma… Se lui davvero non ha un posto dove andare… Io sarò quello da cui lui potrà tornare a casa.

Come-cosa?! Naruto tu sarai il posto-casa per Sasuke? Va bene l’amicizia, va bene la fraternità, però questa cosa puzza (o dovremmo dire profuma) di qualcos’altro! E bravo il nostro Narutello.

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