Aspettando il capitolo 631 – Questi protagonisti

Aspettando l’uscita del capitolo 631 vorrei soffermarmi sulla seguente riflessione: che cos’è che ci ha fatto appassionare di Naruto?

Chiaramente ciascuno avrà un motivo proprio, ma il grande successo ottenuto dal manga credo che sia dovuto principalmente alla tipicità del protagonista Naruto. Naruto è un po’ come la maggior parte dei protagonisti delle saghe di successo, che in generale partono da un personaggio comune (la ragazza della porta accanto, come avrebbe detto Wes Craven), che si trova in una situazione piena di problemi, sogna di cambiare la propria vita e viene catapultato in una serie di vicissitudini che lo porteranno ad emergere e realizzarsi.

Tanto per portare qualche esempio basti pensare a Harry Potter, che vive con gli insopportabili zii-babbani in un sottoscala e sogna che qualcuno un giorno si ricordi almeno del suo compleanno.

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Marty McFly, che vive con una famiglia allo sfascio, con un padre sfigato e il preside che a scuola gli rimprovera di essere un fannullone, mentre lui spera di sfondare nel mondo della musica.

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A Luke Skywalker, che vive con gli zii e vorrebbe andarsene dal desolato e senza prospettive pianeta Italia-Tatooine.

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A Bastian, che vive da solo con il padre, è perseguitato dai bulli a scuola e rimpiange ancora la memoria della madre.

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A Neo, che non riesce ad arrivare puntuale in ufficio e si sente insoddisfatto della sua vita.

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A Katniss che ha perso il padre e deve occuparsi della madre e della sorella in un mondo di miseria, soprusi ed ingiustizia.

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E chi più ne ha più ne metta. Tutti questi protagonisti ci sono piaciuto sostanzialmente perché li troviamo umani, possiamo empatizzare con loro e riconoscerci (almeno in parte) nei loro problemi, o per lo meno nei loro sogni. E Naruto rientra perfettamente in questa categoria: si sente solo, escluso da tutti, incapace di raggiungere i suoi desideri, ma non si arrende e cerca di cavarsela con le sue sole forze, a dispetto di tutte le avversità (vuoi l’arrivo di Orochimaru, Itachi o altri).

All’inizio il manga aveva come vero protagonista Naruto, lo seguiva ovunque e a volte anche senza il duo Sasuke e Sakura. Potevano passare anche dei capitoli senza che degli altri due si sapesse nulla e questi rientravano in scena non appena Naruto si avvicinava loro, precisamente come accade in tutte le grandi saghe.

naruto-solo

Insomma Naruto era il protagonista indiscusso e soprattutto era un personaggio umanamente comprensibile, per quanto potesse essere immerso in un mondo fantastico, ma i suoi problemi erano quelli che chiunque di noi potrebbe avere (senza entrare nei dettagli specifici). Se soffriva perché era solo era una cosa comprensibile, se voleva indietro un amico (sì uno a caso) era comprensibile, se ci voleva provare con Sakura era comprensibile e via discorrendo.

Adesso prima di andare oltre immaginate una trama con un protagonista di nome Qwerty, che è in realtà un gas incorporeo che interagisce quanticamente con altro gas, esiste da un milione di anni e ha il problema che il decadimento dell’argon rischia di fargli cambiare stato trasformandolo per sempre in un ghiacciolo. Lo trovereste un protagonista familiare?

Da questo punto di vista Kishimoto ha finito col travisare due punti chiave del suo manga: ha cominciato ad introdurre troppi “protagonisti” ed ha mutato in Qwerty la maggior parte di loro, Naruto compreso.

Di esempi a tal proposito ne avremmo a iosa, ma basti considerare il fatto che ha più spessore Itachi che Sasuke, che comunque in ordine di importanza sarebbe dovuto essere un personaggio di primo piano (anche se non protagonista).

D’altro canto la maggior parte delle situazioni e delle emozioni dei personaggi, stanno diventando piuttosto incomprensibili, a cominciare dall’imbambolamento di Naruto di fronte ad Obito, per passare alla lotta tra Hashirama e Madara, ai problemi psicologici di Kakashi ed Obito che francamente lasciano annoiati e basta, allo sterminio del clan da parte di Itachi (mamma, ti devo uccidere perché sei una sporca sovversiva!) e concludere infine con l’arrivo di Minato (di cui speriamo Naruto si sorprenda nel prossimo capitolo).

Su quest’ultimo punto forse è ancora presto per parlare, ma se lo avesse sentito arrivare avrebbe potuto porsi se non altro delle domande prima, oppure porsele adesso, oltre a dover sapere che allora stanno arrivando anche Sasuke e compagnia bella. Anziché dedicare pagine su pagine ai super-colpi di Juubi, Kishimoto avrebbe potuto regalare qualche pagina alle emozioni del protagonista da cui il manga prende nome, se non altro perché non succede tutti i giorni di veder tornare in vita i propri genitori (d’altro canto che volete che sia questo evento di fronte all’imminente fine del cosmo per come lo conosciamo?!).

Ed infine una domanda oziosa: ma ce n’era veramente bisogno? E’ una bella idea che Naruto combatta accanto al padre, ma sarebbe stata ancora migliore se fosse rimasta tale: un’idea e basta, non un fatto concreto. Un fatto che a poco a poco si aggiunge a quella caterva di potenziamenti e situazioni di grazia ricevuta che stanno trasformando il nostro Naruto in un tragicomico Marty Sue della situazione.

Ve lo ricordate quando, dopo tutte quelle peripezie, non passava gli esami per diventare chuunin? E lì si poteva condividere la sua frustrazione, ma allo stesso tempo essere contenti che aveva avuto altre fortune, perché nel mondo (vero o fantastico che sia) non sempre va tutto liscio e a volte si resta pure delusi…

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8 responses to “Aspettando il capitolo 631 – Questi protagonisti

  • Emanuele D'Orazio

    Kishimoto creava una storia pura e squisitamente giapponese fintantoché gli interessi del business internazionale e (data la filosofia mondialista del manga dove si evince che le nazioni devono cessare di esistere per fare posto ad un’unione globale) delle “massonerie” mondialiste lo hanno forzato a cambiare la storia in qualcosa di sensazionalistico. In poche parole: il mercato statunitense. Per vendere a quei fatass degli americani ecco che Naruto si è trasformato in Nerutou. D’altronde cosa vuoi vendere a gente abituata a Superman, Spiderman, Aquaman e Batman? Un ragazzino che vive le frustrazioni dello essere escluso? Macché! I ragazzini nordamericani devono essere pompati nell’ego, altrimenti come faranno ad inseguire il sogno irrealizzabile del self-made-business-man? Così ecco che c’era bisogno di un Fanta-Naruto e non di un marmocchio che non riesce a superare un esame all’accademia. In quello ci si identificano i giapponesi. Ma i nordamericani no. Questo è il business.

    • Azzone

      a volte voi di questo blog siete pazzi… semplicemente kishimoto si è fatto prendere troppo la mano dalla sua passione viscerale (ben nota nell’ambiente) per Dragonball z e ha trasformato naruto in qualcosa di troppo simile a questo (na cagata se preferite). che cavolo c’entrano gli americani fat-ass? quindi quando vogliono vendere il manga in francia sostituiranno il ramen con les escargots accompagnate da del vino di Borgogna? -_- tenete il personale antiamericanismo fuori da queste quisquilie perfavore 🙂

    • Lucia I love you

      Io invece concordo parzialmente con Emanuele. Sono d’accordo quando dice che il sensazionalismo dell’ultima parte della storia è dovuto a logiche di mercato, ma sapevamo tutti che sarebbe finita in supersaiyan.

  • ushadow

    non sono d’accordo con la grande maggioranza delle considerazioni in questo intervento. al di la del fatto che (sarò strano io) naruto (il protagonista) è proprio l’ultimo dei miei interessi in naruto (il manga), trovo che dare estrema importanza a moltissimi personaggi che tu chiami “secondari” sia la chiave per creare un capolavoro. Quando fai un disegno se usi una grafica migliore nel soggetto rispetto allo sfondo quel disegno sarà un’oscenità, se invece ogni dettaglio è curato verrà un capolavoro.
    Oltre tutto avendo giocato recentemente ad alcuni giochi di naruto su ps3 mi sono reso conto proprio di questo fatto: i personaggi sono tutti trattati così bene che quando arriva il momento di scegliere chi usare si ha un attimo di perplessità perché tra la vasta scelta ce ne sono veramente pochi a cui non sei affezionato ed escluderesti a priori (Gai Maito…).

    Per quanto riguarda invece la poca sorpresa di naruto all’arrivo di minato… lo trovo un tocco di classe! (classe che da naruto non mi sarei aspettato)
    Seriamente, siamo in guerra, non vi siete stancati di tutti ‘sti sentimentalismi? “Oh, papa!!! Mi sei mancato tanto!!!!”… Onestamente, già visto (proprio nel bel mezzo dello scontro tra naruto e pain… ha interrotto uno scontro che aveva un ritmo sorprendentemente serrato), e fuori luogo. Siamo in guerra, tra l’altro una guerra contro un madara dopato che ancora non ha mosso un passo e già ha messo in crisi il mondo intero… non mi sembra proprio il momento più adatto a perdersi nei ricordi.

    • pollospaziale

      true story

    • hanayaoi

      Posso essere d’accordo con te sul fatto che l’approfondimento dei personaggi “secondari” renda un’opera più ricca, ma a mio avviso la cosa va fatta non tralasciando la caratterizzazione dei personaggi principali, perchè, per forza di cose, ci dovranno necessariamente essere dei protagonisti e dei personaggi “in a supporting role”.
      Nel momento in cui gli “altri” diventano più interessanti, più coninvolgenti, forse l’autore sta “sbagliando” (se così posso dire) in qualche cosa.
      Ovviamente la mia è un’opinione personale, ma credo che Kishimoto nella seconda parte del manga non stia dedicando la giusta attenzione ai protagonisti, mettendo maggior cura nelle varie sottotrame, di volta in volta introdotte, piuttosto che in quella che dovrebbe essere la struttura portante della storia.

      Se pensiamo a Naruto, ricordo dichiarazioni dell’autore in cui affermava che sarebbe si stato il protagonista, ma che non avrebbe fatto di lui il “non plus ultra”: ci sarebbe stato un personaggio più intelligente, uno più cool e così via, in modo che non fosse lui la summa di tutte le possibili qualità, cosa che lo avrebbe fatto sentire “più vicino” al lettore.

      Nello Shippuuden, assistiamo al solito continuo power up, che caratterizza la maggior parte degli shonen: nuovi nemici, nuove battaglie, qualche perdita sofferta, e nuove capacità acquisite dal protagonista, che ormai è ad un livello ben più alto di chiunque altro dei suoi compagni (oltre che riuscire a convertire pure le pietre).

      La sua “maturazione” è diventata così qualcosa di alquanto scontato, e poco appassionante.

      Con Sasuke, non riesco a vedere un vero e proprio filo conduttore nella caratterizzazione; mi sembra che Kishi lo faccia andare avanti in modo un pò casuale.

      Se pensiamo anche al caso di Sakura, che in teoria dovrebbe essere la protagonista femminile, vediamo che la ragazzina che nel scontro della foresta si era ripromessa di non rimanere più alle spalle dei suoi compagni, ben poco si è mossa da quella posizione.

      Poi ognuno può leggere tra le righe come vuole e vedere chissà che grande e inaspettata maturazione di Naruto, dire che sia ancora uno tra i tanti, trovare giustificazioni alle azioni di Sasuke e così via, ma credo che le premesse all’inizio del manga fossero altre.

      • Lucia I love you

        Ma secondo me la seconda apparizione di Minato non è casualità. Kishimoto ha già detto che creerà una miniserie su di lui, vuole solo prepararsi altre entrate (palanche) da paura.

  • Correva l’anno 1999 | la Gazzetta di Konoha

    […] secondo luogo c’era il protagonista Naruto: scalmanato ed estroverso, ma allo stesso tempo emotivo e fragile. Kishimoto era riuscito […]

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