No ragazzo, non piangere

Sesta sigla di apertura di Naruto. Non si tratta di una sigla propriamente SasuNaru, a differenza di altre dove i riferimenti al rapporto tra i due erano esageratamente evidenti, ma in prospettiva pone le basi di alcuni elementi interessanti. Anzitutto vediamo Naruto sconfitto a terra sotto la pioggia, dopo lo scontro con Sasuke.

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Allo stesso tempo ci sono mostrati tutti gli altri, inclusa Sakura, che sono a Konoha e che aspettano passivamente sotto la pioggia. Questo tema verrà riproposto più volte nella serie, per esempio, ma non solo, nella sigla Moshimo. Mentre gli altri non fanno altro che aspettare o arrendersi ai fatti, Naruto continua per la sua strada deciso a realizzare i suoi sogni.

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Tant’è che il biondino si rialza…

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…pronto a continuare ad inseguire il suo sogno…

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Personalmente è una delle sigle che preferisco, sia per la musica dei Stance Punks (che tra parentesi pare abbiano tenuto una volta un concerto di cinque ore in onore di Naruto!) sia perché sintetizza, senza patetismi, la situazione della storia a quel punto. Naruto è uscito sconfitto dallo scontro con Sasuke, ma a Konoha ci sono moltissime persone che lo aspettano, camerati e amici, che lui comunque raggiunge. Sasuke invece, rispetto a tutti gli altri, compresi gli antagonisti, viene mostrato assolutamente solo.

La sigla è bella anche perché ha un momento di turbo-epicità della nostra adoratissima Tsunade-sama.


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Originale (Rōmaji)

No boy no cry ore zenshin go.

Shounen yo, kiitekure
Ningen nante taishita mon ja nai sa
Ashita nante mou iranai kara
Nigitta kobushi wo kakusuna yo

Tsurai yume wo furitobasu wo nara
Oiborecha inai daro
Shounen yo, kokoro nojuu no
Hikigane wo hikeru no wa kimi dake sa

Subete no wakamono wa itta
Doushiyou mo naku kudaranai
Konosubarashii sekai ni tatta ima ikiteiru kara
Subete no wakamono wa itta
Subete no hontou to uso wo
Kesshite wasurete shimawanai youni

Subete no wakamono wa itta
Shinu ni wa karasugiru darou
Shiraketa sora ga naranderu karappo no kono machi de
Subete no wakamono wa itta
Kaze no nai kono yoru ni
Nanika wo kaeyo to shiteru kara

Traduzione

HEY
Non piangere, non piangere, vai avanti, sì!
Ascolta, ragazzo
Gli esseri umani non sono poi così eccezionali
E noi non abbiamo bisogno di chissà quale domani

Per cui non nascondere il tuo pugno rabbioso
Hai cercato di dimenticare quel sogno così impossibile, ma…
Non sei ancora morto, sai.

Ragazzo, c’è una pistola nel tuo cuore.
E sei tu, l’unico che può premere quel grilletto.

Tutti quei giovani
Dicevano che non aveva senso
Stare in questo mondo, e vivere
Tutti quei giovani dicevano
Verità e bugie, in modo da non dimenticare mai

Tutti quei giovani dicevano
Che non erano altro che un gruppo di facce appese
Tutti quei giovani dicevano
In questa notte senza vento
Noi abbiamo provato a cambiare le cose.

Fonte della traduzione qui


Quando Kishimoto fa lo “shipper”

Aggirandosi di sera per gli afosi mercatini di provincia ci si può imbattere nel destino che ci fa trovare cose che avevamo dimenticato, come un archeologo che inciampa per caso nella pietra della tomba che una volta cercava, prima di rinunciarci. Sto parlando di Rin no Sho, la prima delle quattro guide ufficiali sui personaggi, redatta da Kishimoto in persona.

Avrei voluto aggiungere da un pezzo anche queste due o tre perle sasunaru-tose a questo archivio, purtroppo però il materiale originale era irreperibile in rete e non mi piaceva l’idea di portare avanti argomentazioni senza prove. Pronti?

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Cominciamo subito con un trafiletto dedicato al famigerato bacio tra Naruto e Sasuke, incluso nella scheda profilo dedicata a quest’ultimo.

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Il demonio-Kishimoto scrive: “Riuscirà Naruto a rilassare agrodolcemente (amazuppaku – 甘酸っぱく) il cuore ostinato di Sasuke…?!”

Come-cosa?! Agrodolcemente, eh Kishimoto? Che demonio che sei… Probabilmente sarebbe appropriato tradurre quel “rilassare agrodolcemente” anche come “sciogliere”, ma proseguiamo oltre senza essere troppo smaliziati.

Nelle pagine dedicate ai personaggi minori troviamo Tobio. Chi sarà mai?

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Si tratta dello studente che alzandosi ha provocato inavvertitamente il bacio tra i nostri due beniamini. Infatti ancora una volta il demonio-Kishimoto scrive: “Tobio, maschio, genin, 12 anni. Durante l’incontro introduttivo in accademia, ha spinto accidentalmente Naruto, facendo sì che quest’ultimo desse un bacio appassionato a Sasuke.”

Torna ancora una volta il bacio descritto questa volta come ardente/appassionato (netsuretsu – 熱烈). Bisogna commentare?

Sfogliando fino al glossario arriviamo così ad un’altra perla. Questa volta si tratta del termine usuratonkachi (ウスラトンカチ).

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Kishimoto scrive: “Usuratonkachi = E’ il soprannome che Sasuke ha affibbiato a Naruto. Significa letteralmente idiota, ma che lo stia usando come un nomignolo affettuoso?” Letteralmente in giapponese “come il nome per il proprio animale domestico”, che forse farà simpatia a nipponici, ma per noi risulta un po’ grottesco. Comunque senti, senti.

E infine, qualora le due citazioni di prima non ci fossero bastate, Kishimoto inserisce nel suo glossario narutesco anche: Primo Bacio.

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“Primo Bacio: il bacio che ciascuno anela. Ma a Sasuke è stato rubato da Naruto…?!”

Ma ancora? C’era veramente bisogno di inserire questo termine addirittura nel glossrio per ricordarcelo, qualora ce ne fossimo scordati, che Naruto e Sasuke si sono baciati e per entrambi è stata la prima volta?!

Il Rin no Sho uscì in Giappone il 9 luglio 2002 ed è considerato, non a torto, dalla maggior parte degli appassionati della coppia come una delle testimonianze cardine, perché mette in evidenza l’attenzione che lo stesso Kishimoto ha dedicato al rapporto tra i due, tornando più volte a giocarci sopra maliziosamente. Per dirla in termini da neo-lingua: qui pare Kishimoto shippi abbestia.

Poi per carità, molto si fa anche per ridere alle loro spalle (sic!), però come si suol dire: qui habet aures audiendi audiat.


Gliel’ho promesso

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Capitolo 515. Naruto si trova sull’Isola della Tartaruga, che si scopre essere un’immensa fortezza semovente. molto difficile da individuare. I tempi si stanno facendo maturi e pare che la Grande Guerra stia per avere inizio. Naruto è deciso a tornarsene a Konoha: “Bene, ho finito la mia missione qui. Adesso devo tornare alla Foglia e aspettare Sasuke. Gliel’ho promesso.”

Naruto ancora non sa qual’è il vero motivo per cui si trova lì e allo stesso tempo sente l’urgenze di tornare indietro, ma perché? Di quale promessa sta parlando? Ovviamente quella di morire insieme. Nemmeno trenta capitoli prima Naruto e Sasuke si erano incontrati di nuovo, e all’intenzione dell’Uchiha di distruggere Konoha, Naruto ha ribadito candidamente che non glielo avrebbe permesso e che se lo scontro fosse avvenuto loro sarebbero morti insieme.

Una promessa è una promessa.

Fonte: Naruto 515


Voler salvare Sasuke… disperatamente

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Capitolo 296. Dopo che Orochimaru ha osato apostrofare Sasuke come il “suo”, Naruto perde il controllo e finisce col trasformarsi in un omuncolo-nero-simil-Kyuubi, seminando morte e devastazione tutto intorno a se. Kabuto osserva ammirato la trasformazione: “Guarda che roba… Immagino che debba voler salvare Sasuke disperatamente, per ridursi in questo modo”. Sakura riflette su come Naruto le aveva promesso che lo avrebbe riportato indietro a tutti i costi. Poi Kabuto aggiunge una perla rara: “In questo momento non è nemmeno cosciente…”

In poche parole il desiderio di Naruto di riportare indietro l’amico è talmente radicato da trovarsi nel suo inconscio e muoverlo anche quando è incosciente. Per dirla con Sasuke questa volta è il “suo corpo che si muove da solo“.

Fonte: Naruto 296


Accidenti! Anche lui…

Episodio 257 di Naruto Shippuden. Si tratta dell’ennesimo episodio filler, nel contesto di un qualche anniversario che durò per quattro settimane. L’episodio ripercorre l’infanzia dei membri del team 7 ed in particolare quella di Naruto. Nonostante si tratti di un filler, e se già non amo molto l’anime figuriamoci quest’ultimi, questo episodio merita un po’ di attenzione per un paio di curiosità.

Anzitutto dipinge la vita deprimente e triste del piccolo Naruto, che cerca in tutti i modi di farsi notare, ma poi deve far ritorno in una casa vuota, mentre la maggior parte della gente ce l’ha con lui per le sue birbonate. L’unica persona che viene ogni tanto a fargli visita è quella vecchia ciabatta di Sarutobi, che gli lascia i soldi per il mese prossimo sul tavolino, come si fa con le prostitute.

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Per il resto la maggior parte della sua vita ruota attorno all’accademia, dove spopola tra tutti, ed in particolar modo tra le ragazze, quell’insopportabile pallone gonfiato di Sasuke.

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Sasuke è anche uno dei suoi principali rivali e tutte le volte che hanno modo di scontrarsi Naruto ne esce sconfitto. Qui viene inserito, in modo estemporaneo, anche un evento del capitolo 538, quando Sasuke atterra Naruto in un combattimento, con gli occhi persi nel vuoto. Nell’anime viene aggiunto ulteriore pathos sasunaru-toso, tant’è che Naruto fissa gli occhi neri dell’Uchiha e pensa: “Accidenti! Anche lui… Quello sguardo è lo stesso identico con cui mi guardano tutti gli altri.”

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Interessante come a Naruto venga da piangere, sentendosi tradito anche da lui come da tutti gli altri. In un certo senso quello che pensano gli altri sembra non avere nessuna importanza (ma d’altronde è quello che Naruto ribadirà in futuro fino allo sfinimento) e l’unico giudizio che conta è della persona che ha ispirato tutta la sua vita.

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Ma poi lo guarda meglio e capisce che Sasuke ha come lo sguardo perso nel vuoto, come se stesse guardando altrove, come se in realtà i suoi obiettivi fossero altri ed in un certo senso questo lo risolleva. E poi arriva il pezzo forte (e comico) dell’episodio: Naruto che ogni mattina si sveglia ossessionato dall’idea di (s)battere Sasuke, fino ad arrivare a sognarselo la notte nella visione più figa ed idealizzata possibile.

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Insomma Narutello, quando sogni il tuo “rivale” è così che lo vedi.

Fonte: Naruto Shippuden 257


Finalmente sorrisi

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Copertina del 70esimo volume di Naruto. Copertina abbastanza classica che però presenta una piccola curiosità. Si vedono in sequenza Indra e Asura, poi Madara e Hashirama, ed infine Naruto e Sasuke. A differenza dei loro predecessori, tutti cupi ed accigliati, i due sono disegnati con un accenno di sorriso, quasi di intima complicità, forse a voler simboleggiare come questa volta la catena della rivalità non è più la stessa di sempre, così come anche il loro rapporto non è come quello dei loro antenati. Come d’altronde avrebbe detto Naruto: “io e Sasuke non siamo davvero parenti, però siamo grandi amici e penso che potremo fare la pace!” (capitolo 671)